Con lo pseudonimo di Harun Yahya l’autore ha pubblicato diverse opere aventi per tema la politica e la religione. Una parte cospicua del suo impegno letterario tratta della visione materialista della vita e dell’impatto di tale mentalità sulla storia e sulla politica mondiali.
Lo pseudonimo è costituito dai due nomi “Harun” (Aronne) e “Yahya” (Giovanni) in devota memoria dei due Profeti che a lungo si batterono contro la miscredenza.
Altre sue opere includono: Il Nuovo Ordine Massonico, Massoneria e Capitalismo, La “mano segreta” in Bosnia, Dietro le quinte del terrorismo, La carta curda di Israele, Strategia nazionale per la Turchia, L’ostilità di Darwin nei confronti dei Turchi, Nazioni rovinate, Per uomini dotati di intelletto, Il miracolo nella cellula, Il miracolo nell’occhio, Il miracolo nel ragno, Il miracolo nel moscerino, Il miracolo nella formica, Il miracolo del sistema immunitario, Attraverso la ragione si scopre Allah, Atemporalità e realtà del destino, La verità della vita in questo mondo.
Fra i suoi opuscoli: Il crollo della teoria evoluzionista: la realtà della creazione, Il crollo del materialismo, La fine del materialismo, Gli errori degli evoluzionisti I, Gli errori degli evoluzionisti II, Gli errori scientifici nei testi per le scuole pubbliche, Il crollo microbiologico dell’evoluzione, La realtà della creazione, Il mistero dell’atomo, Il crollo dell’evoluzione in venti domande, Il più grande inganno nella storia della scienza: il darwinismo.
Altre opere dello stesso autore riguardanti il Corano: Hai mai pensato alla verità?, Devoto di Allah, Abbandonare la società dell’ignoranza, Il Paradiso, Valori morali nel Corano, Conoscenza del Corano, Indice del Corano, Emigrare per la causa di Allah, Gli ipocriti nel Corano, I segreti dell’ipocrita, Gli epiteti di Allah, Comunicazione del Messaggio e discussione nel Corano, Concetti basilari nel Corano, Risposte dal Corano, Morte resurrezione e Inferno, L’impegno dei Profeti, Il nemico dichiarato dell’uomo: Satana, L’idolatria, L’arroganza di Satana, La preghiera nel Corano, La coscienza nel Corano, Il giorno della Resurrezione, Non dimenticare mai, Insegnamenti del Corano trascurati, La religione degli ignoranti.
Il sigillo del Profeta Muhammad che viene riportato su tutti I libri di Harun Yahya, assume un significato simbolico relativamente ai loro contenuti. Questo sigillo ci ricorda il Corano, l’ultima delle Scritture rivelate da Allah e ultima parola da Lui proveniente e il Profeta Muhammad ultimo dei profeti. Guidato dal Corano e dalla Tradizione profetica, l’autore persegue l’obiettivo di confutazione delle dottrine e delle ideologie della miscredenza in maniera di avere “l’ultima parola” e far tacere le obiezioni portate contro la religione. Il sigillo del Profeta che raggiunse la saggezza più elevata e la perfezione morale è utilizzato come segno della sua intenzione di affermare questa Ultima Parola.
L’inganno
dell’evoluzione
di HARUN YAHYA
Tradotto dall’inglese da Ali Stefano Azzali
Il fallimento
scientifico
del darvinismo
e del suo bagaglio
ideologico
Ed. Al Hikma
Prima edizione italiana
Aprile 2001 / muharrom 1422
Edizioni "Al Hikma"
C.P. 653, 18100 Imperia
Tel. 0183.767601, fax 0183.764735
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e-mail: al hikma@uno.it
Titolo originale:
"The Evolution Deceit"
OKUR Publishing, 1999
Gümüşsuyu Cad. Litros Yolu 1. Matbaacılar Sitesi
Topkapı-İstanbul/Turkey
Kelebek Matbaacılık
Gümüşsuyu Cad. 1. Matb. Sitesi No:1-2
Topkapı İstanbul/Turkey
(+90 212) 612 43 59
L’inganno
dell’evoluzione
Traduzione dall’inglese di
Ali Stefano Azzali
1422/2001
INTRODUZIONE di Giuseppe Sermonti
L'idea dell'Evoluzione, cioè che tutto si sia originato spontaneamente per graduali trasformazioni a partire dal nulla, opprime da un secolo e mezzo la nostra cultura, nonostante sia stata ripetutamento e estesamente confutata come nessun'altra teoria al mondo. Essa non si è limitata a sentenziare sul piano strettamente biologico e ha esteso la sua logica anche alla storia della civiltà. Ha scritto Giorgio De Santilliana ("il Mulino di Amleto", Adelphi 1983, p.100): "Forse gli storici dei secoli a venire ci dichiareranno tutti pazzi per non aver scoperto subito e confutato con la necessaria energia questa incredibile cantonata," L'evoluzionismo darwiniano sí è dìmostrato non solo scientificamente insostenibile, ma anche moralmente deleterio, avendo adottato come principio fondante della realtà vivente e della civiltà la competizione tra gli esseri e la sopraffazione del più debole ad opera dei più forte.
La teoria dell'evoluzione ha questa inaudita pretesa: di spiegare la genesi delle forme attraverso una serie di processi che tutti portano alla degradazìone. il primo è quello dei Caso, che notoriamente presiede al disordine e alla perdita della forma. La Mutazione è semplicemente- l'errore nella riproduzione, e solo un folle può pensare che l'accumulo degli errori possa dar origine a qualcosa dì complesso e di sensato. La
Selezione N aturale è una forza eliminativa, che riduce la varietà e appiattisce la biodiversità. La Sessualità agisce confondendo quello che è distinto, rimescolando le cose che cercano di isolarsi. La cosiddetta Teoria Síntetica dell'Fvoluzione, che ha unito tutti questi principi in un corpo dottrinale, non è che la teoria della "edificazione attraverso la degradazione". Purtroppo questi princìpi sono gli stessi che governano le società industrializzate e le stanno conducendo alla dissoluzione. Esse affidano il futuro alla cecità del caso, accettano come giusto tutto quello che è nuovo e ha successo, adottano la competizione e l'appiattimento come motori della società, privilegiano la confusione e la prorniscuità.
Si può dire senza tema di sbagliare che tutte le attese verificabili della teoria dell'evoluzione sono andate deluse. La comparsa dei grandi gruppi sistematici - i tipi, gli ordini, le famiglie - non è avvenuta per gradi ma per improvvise esplosioni. Gli "anelli íntermedi", che la teoria postulava in gran numero, hanno sempre deluso i paleontologi. Le mutazioni-selezioni, praticate intensivamente dagli allevatori e dai genetisti, non hanno mai dato origine a una nuova specie. E nessuno ha visto "l'evoluzione sotto i nostri occhi". Le grandi differenze tra gli -stadi (il bruco e la farfalla), le caste (operaie e soldatì) e tra gli organi (occhi e cuore) di un individuo non sono nei geni. Il numero dì geni nell'uomo (circa trentamila) è appena il doppio di quello dei geni di un moscerino. Sulla base delle teorie molecolari della vita oggi non sappiamo dire perché una mosca è una mosca e un cavallo è un cavallo. La paura di accettare l'esistenza di qualche principio d'ordine o di coerenza nella Natura vivente ci ha condotto ad una condizione di totale ignoranza di tutti i fenomeni più ìnteressanti che ci circondano e alla sola conoscenza specialistica di cose che interessano solo quelli che vi lavorano nel laboratori o sui computer.
Non si pensi che la grande disillusione dell'evoluzionismo abbia prodotto un ravvedimento tra gli specialisti della biologia molecolare. La loro tesi, che tutto ciò che è avvenuto nella storia della vita sia stato semplicemente un gioco meccanico, qualcosa che l'uomo avrebbe potuto realizzare con le sue tecnologie, ha trovato un nuovo argomento nelle manipolazioni genetiche. Il bambino in provetta, le alterazioni germinali, gli esseri transgenici, la clonazione, la decifrazione del genorna umano, la terapia genica e tutte le diavolerie faustiane che l'uomo ha sviluppato negli ultimi anni hanno dato a qualcuno l'illusoria convinzione che la "creazione" del vivente e il cambiamento delle forme fosse ormai a nostra portata. E allora se la vita si potesse fare e alterare in provetta, con gli strumenti dei chimico, l'immane e ridondante processo che in miliardi di anni, attraverso innumerevoli tentativi e fallimenti, avrebbe costruito la biosfera, non c'interesserebbe più. La prova che non c'è bisogno della Trascendenza e che l'uomo ha superato il suo Creatore sarebbe raggiungibile in poco spazio e in poco tempo. "Evolution is dead" è il titolo di copertina di un recente numero della rivista scientifica inglese New Scientist.. L'Orologiaio Cieco di Dawkins è stato messo da parte dai nuovi ingegneri genetici, che ormai sanno, o meglio pretendono di saper elaborare in laboratorio i loro Geni Egoisti.
L'inganno dell'Evoluzione è oggi superato da un inganno ancora più insidioso, quello della Ingegneria Genetica. Con questa l'uomo pretende non solo di conoscere i meccanismi della Creazione, ma di poterla sostituire con una tecnologia precisa, accessibile, rapida e brevettabile. Questa pretesa prepara il mondo ad una decadenza morale ancora più profonda, a una definitiva abdicazione, e lo offre al dispotismo di nuovi Dmiiurghi, incapaci di costruire alcunché e solo maestri nei trucchi degli illusionisti. Essi non sono che ombre nel fondo della caverna di Platone, che s'industriano a costruire le luci e le forme del mondo dalla loro piatta oscurità.
INTRODUZIONE Perché la teoria dell’evoluzione? 11
CAPITOLO I Per liberarsi dal pregiudizio 14
CAPITOLO II Una breve storia della teoria 22
CAPITOLO III I meccanismi immaginari dell’evoluzione 33
CAPITOLO IV I reperti fossili confutano l’evoluzione 42
CAPITOLO V La favola della transizione dall’acqua alla terra 49
CAPITOLO VI L’origine degli uccelli e dei mammiferi 54
CAPITOLO VII Ingannevoli interpretazioni dei fossili 68
CAPITOLO VIII Falsificazioni dell’evoluzione 71
CAPITOLO IX Lo scenario dell’evoluzione umana 76
CAPITOLO X L’evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola 105
CAPITOLO XI La termodinamica confuta l’evoluzione 143
CAPITOLO XII Progetto e coincidenza 151
CAPITOLO XIII Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtà 159
CAPITOLO XIV La teoria dell’evoluzione: una predisposizione al
materialismo 173
CAPITOLO XV I mezzi di comunicazione: terreno fertile per l’evoluzione 182
CAPITOLO XVI Conclusione: l’evoluzione è un’inganno 187
CAPITOLO XVII La realtà della Creazione 191
CAPITOLO XVIII La vera essenza della materia 213
CAPITOLO XIX Relatività del tempo e realtà del fato 252
NOTE 265
LA CONFUTAZIONE
DEL
DARVINISMO
INTRODUZIONE
Perché la teoria
dell'evoluzione?
I più, qualora si parli di "teoria dell'evoluzione" o "darvinismo", pensano che tali concetti riguardino soltanto il campo della biologia e che non abbiano alcuna rilevanza nell'ambito della loro vita quotidiana. Questa è un'idea sbagliata, in quanto, ben lungi dall'essere una semplice nozione biologica, la teoria dell'evoluzione costituisce la base di una filosofia disonesta che ha soggiogato un gran numero di persone.
Tale filosofia è il "materialismo", il quale riunisce in sé una congerie di false teorie al fine di spiegare le cause e le modalità della nostra esistenza. Il materialismo sostiene che non vi è nulla se non la materia e che essa è l'essenza di tutto, sia essa organica che inorganica. Muovendo da tali premesse, nega l'esistenza di un divino Creatore, cioè, Allah. Riducendo tutto ad un simile livello, questa idea trasforma l'uomo in una creatura interessata soltanto alla materia, volgendo le spalle, di conseguenza, a qualsiasi genere di valore morale. Ciò rappresenta il principio dei grandi disastri destinati ad abbattersi sulla vita dell'uomo.
I danni del materialismo non sono limitati soltanto agli individui, in quanto esso mira anche ad abolire i valori di base sui quali poggiano lo Stato e la società, generando quindi una collettività insensibile e senz'anima, interessata unicamente alla materia. Poiché i membri di una simile società sono destinati a restare privi di qualsivoglia nozione idealistica, quale il patriottismo, l'amore per il proprio popolo, la giustizia, la lealtà, l'onestà, il sacrificio, l'onore, oltre che dei beni morali, l'ordine sociale costituito da siffatti individui è condannato a dissolversi in un breve lasso di tempo. Per queste ragioni, il materialismo rappresenta una delle più terribili minacce ai valori fondamentali dell'ordine politico e sociale di una nazione.
Un altro grande male del materialismo è rappresentato dai supporti forniti a ideologie anarchiche e disgreganti che prendono di mira la perpetuità dello stato e del popolo. Il comunismo, la più importante di esse, è il naturale esito politico della filosofia materialista. Nel tentativo di abolire nozioni sacre quali lo stato e la famiglia, costituisce l'ideologia fondamentale di ogni forma di azione separatista diretta contro la struttura unitaria dello stato.
La teoria evoluzionista costituisce il cosiddetto fondamento scientifico del materialismo, da cui l'ideologia comunista dipende. Prendendo l'evoluzionismo a punto di riferimento, il comunismo tenta di trovare una giustificazione e di presentare la sua ideologia come valida e corretta. Questa è la ragione per cui il fondatore del comunismo, Karl Marx, ha scritto, in riferimento al libro di Darwin 'L'origine della specie', nel quale si gettano le basi della teoria evoluzionista, che: "questo è il libro che contiene il fondamento, nell'ambito della storia naturale, necessario alla nostra visione".1
In realtà, ogni tipo di nozione materialista, il cui primato spetta alle idee di Marx, è definitivamente fallita, poiché la teoria evoluzionista, che è in effetti un dogma del XIX secolo sul quale poggia il materialismo, è stata completamente invalidata dalle scoperte della scienza moderna. La scienza ha confutato e continua a confutarere l'ipotesi materialista che nega l'esistenza di alcunché oltre alla materia, dimostrando che tutti gli esseri sono i prodotti della creazione da parte di un essere superiore.
Il proposito di questo libro è di divulgare quei fatti scientifici che confutano la teoria dell'evoluzione in ogni ambito, informando la gente del nascosto, implicito e vero proposito di questa cosiddetta "scienza", che è in realtà una frode.
È necessario mettere in rilievo che gli evoluzionisti non hanno risposte da contrapporre a questo libro, né tenteranno di controbattervi, in quanto ben coscienti che ciò servirebbe unicamente a comprendere meglio che l'evoluzionismo è semplicemente una menzogna.
CAPITOLO 1
Per liberarsi dal pregiudizio
Per lo più, qualsiasi affermazione proveniente dagli scienziati viene accettata come rigorosamente esatta. Non si pensa che essi possano avere svariati pregiudizi di natura filosofica o ideologica. La realtà è che gli scienziati evoluzionisti impongono i loro preconcetti e i loro punti di vista filosofici al pubblico sotto la maschera della scienza. Per esempio, sebbene sappiano che gli eventi accidentali non causino altro che irregolarità e confusione, persistono, tuttavia, nell'affermare che il meraviglioso ordine, piano e progetto, visibile nell'universo e negli organismi viventi, abbia avuto inizio per caso.
Un simile biologo capirà facilmente che vi è un'incomprensibile armonia in una molecola proteica, la pietra da costruzione della vita, né è possibile che ciò sia accaduto per caso. Asserirà, tuttavia, che questa proteina è giunta all'esistenza miliardi di anni orsono in seguito a primitivi processi accidentali. E non si fermerà qui; affermerà inoltre, senza ombra di dubbio, che milioni di proteine si siano formate fortuitamente e che si siano riunite per creare la prima cellula vivente. Per di più, egli difenderà la sua idea con cieca caparbietà. Questo è uno scienziato evoluzionista.
Se lo stesso studioso, procedendo lungo una strada pianeggiante, dovesse imbattersi in tre mattoni posti l'uno sull'altro, non penserebbe mai che questi si fossero incontrati e quindi aggregati in tal guisa accidentalmente. Infatti, chiunque affermasse questo, sarebbe ritenuto pazzo.
Com'è quindi possibile che uomini in grado di valutare razionalmente eventi ordinari possano adottare punti di vista talmente irrazionali qualora si trovino a dover pensare alla loro esistenza?
Non è possibile sostenere che un simile atteggiamento sia stato assunto in nome della scienza: essa richiede che vengano prese in considerazione entrambe le alternative, nel caso in cui, in riferimento a una data circostanza, siano in pari grado possibili. Qualora la probabilità di una delle due risulti molto inferiore, per esempio corrisponda soltanto al 1 per cento, allora la cosa razionale e scientifica da fare sarà di prendere in considerazione come valida l'altra alternativa, equivalente al 99 per cento.
Procediamo, quindi, tenendo a mente questa base scientifica. Vi sono due punti di vista che possono essere sostenuti in relazione al modo in cui gli esseri viventi sono pervenuti all'esistenza sulla terra. La prima è che tutti gli esseri viventi siano stati creati da Allah nella loro presente struttura complessa. La seconda è che la vita sia stata formata da una serie di coincidenze inconsapevoli e casuali, secondo quanto propugnato dalla teoria evoluzionista.
Nel considerare i dati scientifici, ad esempio quelli della biologia molecolare, si può osservare che non vi è alcuna possibilità che una singola cellula vivente –o anche una dei milioni di proteine presenti in questa cellula– possa essere giunta all'esistenza per caso, secondo l'opinione degli evoluzionisti. Come si vedrà nei capitoli successivi, anche i calcoli delle probabilità apportano ulteriori conferme, a tal punto che la dottrina evoluzionista sulla comparsa degli esseri viventi ha zero possibilità di essere vera.
Ciò significa che il primo punto di vista gode del "cento per cento" di probabilità di essere vero. Ossia, la vita è pervenuta all'essere consapevolmente. Ponendo la questione in termini diversi, è stata "creata". Tutti gli esseri viventi sono giunti all'esistenza grazie al progetto di un Creatore, eminente per superiore potenza, sapienza e conoscenza. Questa realtà non è un semplice motivo di convinzione, è la normale conclusione alla quale conducono il senno, la logica e la scienza.
In tali circostanze, il nostro scienziato "evoluzionista" dovrebbe prendere le distanze dalle sue affermazioni e aderire ad un fatto che, oltre ad essere ovvio, è anche provato. In caso contrario, egli dimostrerebbe di sacrificare la scienza in nome della sua filosofia, ideologia e dogma, piuttosto che essere un vero scienziato.
La rabbia, la caparbietà e i pregiudizi del nostro "scienziato" si accresceranno progressivamente ogniqualvolta si troverà costretto a confrontarsi con la realtà. Il suo atteggiamento può essere chiarito con una sola parola: "fede". Si tratta infatti di una cieca fede superstiziosa, dal momento che non vi può essere alcun'altra spiegazione di fronte al disprezzo per tutti i fatti e in presenza di una eterna devozione all'assurdo scenario che egli ha costruito nella sua mente.
La fede di cui stiamo parlando è la filosofia materialista, la quale afferma che la materia è sempre esistita e che non vi è altro oltre ad essa. La teoria evoluzionista rappresenta il cosiddetto "fondamento scientifico" di questa filosofia ed è quindi difesa ciecamente al fine di sostenerne la veridicità. Nel momento in cui la scienza dimostra l'infondatezza delle affermazioni dell'evoluzionismo –e questo è il punto che è stato raggiunto ora, alla fine del XX secolo–si cerca allora di distorcerla e di renderla tale da corroborare la teoria dell'evoluzione, al fine di mantenere in vita il materialismo.
Una breve citazione da uno dei più noti biologi evoluzionisti turchi è un buon esempio che permette di constatare il disordinato criterio e giudizio a cui conduce questa cieca devozione. Questo scienziato discute la probabilità della formazione casuale del citocroma-C, che è uno degli enzimi più indispensabili alla vita:
La probabilità della formazione di una sequenza di citocroma-C è probabilmente pari a zero. Ovverosia, se la vita richiede una certa sequenza, si potrebbe dire che questa ha la probabilità di realizzarsi verosimilmente una sola volta nell'intero universo. Diversamente, alcuni poteri metafisici al di là della nostra definizione sarebbero dovuti intervenire nella sua formazione. Accettare quest'ultima proposizione non è tuttavia appropriato agli scopi della scienza. Noi dobbiamo, dunque, esaminare la prima ipotesi.2
Questo scienziato reputa "più scientifico" accettare una possibilità "probabilmente pari a zero" piuttosto che la creazione. Comunque, secondo i metodi della scienza, se esistono due spiegazioni alternative riguardo ad un evento e se una di esse ha una possibilità di realizzazione "probabilmente pari a zero", allora l'altra deve essere considerata quella corretta. Tuttavia, l'approccio dogmatico materialistico proibisce di ammettere l'esistenza di un Creatore superiore. Tale proibizione conduce quindi questo scienziato –e molti altri che credono nello stesso dogma materialistico– ad accettare asserzioni che ripugnano completamente alla ragione.
Coloro che credono e hanno fiducia in questi scienziati vengono a loro volta asserviti e accecati dal medesimo sortilegio, adottando necessariamente la stessa psicologia indifferente che si ricava dalla lettura dei loro libri ed articoli.
Tale dogmatico punto di vista materialistico è la ragione per cui molti nomi eminenti della comunità scientifica si dichiarano atei. Coloro che si emancipano dalla schiavitù di questa magia e pensano con mente aperta, non esitano ad accettare l'esistenza di un Creatore. Il biochimico americano Michael J. Behe, uno tra i più illustri sostenitori della teoria del "progetto intelligente", che è di recente divenuta ampiamente accettata, descrive così quegli scienziati che si oppongono alla credenza nel "progetto" o "creazione" di organismi viventi:
Negli ultimi quattro decenni la moderna biochimica ha scoperto i segreti della cellula. Ciò ha richiesto il sacrificio, da parte di decine di migliaia di persone, della parte migliore della loro vita al tedioso lavoro di laboratorio... Il risultato di questi sforzi cumulativi per investigare la cellula –per studiare la vita allo stato molecolare– è un forte, chiaro e acuto grido: "progetto!". L'esito è a tal punto privo di ambiguità e significativo da dover essere classificato come una delle più grandi conquiste nella storia della scienza... Tuttavia un curioso, silenzio pieno d'imbarazzo circonda l'assoluta complessità della cellula. Per quale motivo la comunità scientifica non abbraccia avidamente la sua sorprendente scoperta? Perché l'osservazione del progetto viene maneggiata con guanti intellettuali? Il dilemma è che mentre una parte dell'elefante viene classificata come progetto intelligente, l'altra deve essere chiamata Dio.3
Questa è la posizione degli scienziati evoluzionisti atei quale si può incontrare sui giornali, alla televisione e nei libri. Tutta la ricerca scientifica condotta da queste persone gli ha dimostrato l'esistenza di un Creatore. Tuttavia sono divenuti a tal punto indifferenti e ciechi, a causa dell'educazione dogmatica materialista di cui sono imbevuti, da persistere caparbiamente nel loro rifiuto.
Gli uomini che trascurano irremovibilmente i chiari segni e le prove del Creatore diventano totalmente insensibili. Imprigionati in un'ignara confidenza in sé stessi, dovuta alla loro indifferenza, essi possono anche ridursi a sostenere che un'assurdità sia una virtù. Un esempio particolarmente calzante è rappresentato dal celebre evoluzionista Richard Dawkins, il quale ha ammonito i Cristiani di non credere di aver assistito ad un miracolo qualora abbiano visto la statua della Vergine Maria fargli dei segni. Scrive Dawkins: "Se, per una mera coincidenza, tutte le molecole si muovessero in una stessa direzione nello stesso momento, la mano potrebbe muoversi. Se poi si invertissero di nuovo, in uno stesso istante, la direzione del movimento della mano potrebbe muoversi all'indietro, verso la posizione originaria. In questo modo una statua di marmo potrebbe fare un cenno verso di noi. Potrebbe accadere".4
La psicologia dei miscredenti è sempre esistita nel corso della storia. Nel Corano essa è descritta in questi termini:
Quand'anche facessimo scendere gli angeli su di loro, e i morti parlassero e radunassimo tutte le cose di fronte a loro, crederebbero solo se Allah vuole. Ma la maggior parte di loro ignora!. (Surat al-Anaam, 111)
Come questi versetti rendono evidente, il pensiero dogmatico degli evoluzionisti non è originale, né è peculiare soltanto di essi. Ciò che tali scienziati propugnano, infatti, non è un pensiero scientifico moderno, ma una forma di ignoranza che si protrae fino dalle più incivilizzate comunità pagane.
La stessa psicologia è descritta in un altro versetto del Corano:
Se anche aprissimo loro una porta del cielo perché possano ascendervi, direbbero: "I nostri occhi sono ipnotizzati o ci hanno lanciato un sortilegio!". (Surat Al-Hijr, 14-15)
Come si evince dai versetti sopracitati, una delle ragioni per cui la gente non può scorgere la realtà della loro esistenza è una specie di "sortilegio" che gli impedisce di ragionare. È lo stesso tipo di "sortilegio" che si nasconde dietro alla universale accettazione della teoria evoluzionista. Ciò che intendiamo come sortilegio è un condizionamento indotto tramite l'indottrinamento. La gente è sottoposta a un tale indottrinamento riguardo alla correttezza della teoria evoluzionista da non comprendere spesso la distorsione esistente.
Questo indottrinamento provoca sul cervello un effetto negativo, che inabilita la facoltà di giudizio. Il cervello, sottoposto a tale pressione, comincia, infine, a percepire la realtà non come essa è effettivamente, ma secondo le direttive impartitegli. Tale fenomeno può essere osservato in diverse situazioni. Ad esempio, se qualcuno, nel corso di una seduta d'ipnosi, viene istruito che il letto sul quale sta giacendo è un'automobile, in seguito egli percepirà il letto come un'automobile. Penserà, di conseguenza, che tutto ciò sia molto logico e razionale, in quanto egli lo vedrà realmente e non vi sarà dubbio sulla sua buona fede. Esempi simili, che mostrano l'efficienza e il potere dei meccanismi di indottrinamento, sono realtà scientifiche verificate da innumerevoli esperimenti riportati nella letteratura scientifica che costituiscono il cibo quotidiano dei manuali di psicologia e psichiatria.
La teoria evoluzionista e la visione materialistica del mondo, che su di essa si fonda, sono imposte alle masse grazie a tali metodi di indottrinamento. La gente, che di continuo vi si imbatte nei mezzi di comunicazione, nelle fonti accademiche e nelle piattaforme "scientifiche", non riesce a comprendere che accettare questa teoria significa in effetti contraddire i più basilari principi di ragione. Lo stesso tipo di indottrinamento coinvolge anche gli scienziati. Giovani studiosi in ascesa nelle loro carriere scientifiche, col passare del tempo, adottano, con sempre maggior frequenza, la visione del mondo materialista. Incantati da questo sortilegio, numerosi scienziati evoluzionisti proseguono nella loro ricerca al fine di trovare la conferma scientifica alle irrazionali e datate asserzioni del XIX secolo, ormai da lungo tempo confutate.
Vi sono inoltre dei meccanismi addizionali che costringono gli scienziati ad essere evoluzionisti e materialisti. Nei paesi occidentali, uno scienziato deve rispettare alcune norme per poter fare carriera, per ottenere dei riconoscimenti accademici o per riuscire a vedere pubblicati i suoi articoli su riviste scientifiche. La totale accettazione dell'evoluzionismo è il criterio principale. Questo sistema conduce questi studiosi a spendere la loro vita intera e la loro carriera scientifica per amore di un credo dogmatico.
Questa è la realtà che continua a nascondersi dietro all'asserzione: "L'evoluzionismo è ancora accettato dal mondo della scienza". L'evoluzionismo è mantenuto in vita non per il suo valore scientifico, ma in quanto è un dovere ideologico. Pochissimi scienziati, consapevoli di questo fatto, possono correre il rischio di dichiarare che il re è nudo.
Nel prosieguo di questo libro passeremo in rassegna le scoperte della scienza moderna che hanno portato al crollo della fede evoluzionista e all'esposizione delle chiare prove dell'esistenza di Allah. Il lettore testimonierà che la teoria evoluzionista è effettivamente un inganno, che, sebbene sia ognora smentito dalla scienza, viene perpetrato al fine di occultare la realtà della creazione. È nostra speranza che il lettore, riflettendo sul contenuto di questo libro, sappia spezzare l'incantesimo che ottenebra le menti degli uomini inficiandone la capacità di giudizio.
Se egli saprà liberarsi da questo incantamento riuscendo a pensare in modo chiaro, indipendente e senza pregiudizio, allora scoprirà presto la verità adamantina. Questa inevitabile verità, dimostrata dalla scienza in tutti i suoi aspetti, è che gli organismi viventi sono pervenuti all'esistenza non per un processo casuale, ma in seguito a creazione. L'uomo può agevolmente constatare tale realtà considerando le modalità della sua stessa esistenza, come egli sia giunto all'essere da una goccia d'acqua, o la perfezione di ogni essere vivente.
CAPITOLO 2
Una breve storia
della teoria
Le radici del pensiero evoluzionista, nella forma di credo dogmatico volto a negare la creazione, risalgono all'antichità. La maggior parte dei filosofi pagani della Grecia antica difese l'idea dell'evoluzione. La storia della filosofia dimostra che tale idea costituisce l'essenza del pensiero di molti filosofi pagani.
Non fu, tuttavia, l'antica filosofia pagana, ma la fede in Allah a giocare un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo della scienza moderna. La maggior parte dei precursori furono persone che credevano nell'esistenza di Allah, i quali si avvalsero dello studio della scienza per scoprire l'universo da Lui creato, per comprendere le Sue leggi e i particolari della Sua creazione. Astronomi quali Leonardo da Vinci, Copernico, Keplero e Galileo; il padre della paleontologia, Cuvier; il pioniere della botanica e della zoologia, Linneo; Isaac Newton, di cui si parla come del "più grande scienziato mai esistito", si dedicarono allo studio della scienza non solo credendo in Allah, ma sapendo anche che l'intero universo pervenne all'essere come risultato della Sua creazione. Albert Einstein, considerato il più grande genio della nostra epoca, fu un altro scienziato devoto che credette in Allah, come testimoniano le sue parole: "Non posso concepire un vero scienziato senza quella fede profonda. Tale condizione può essere espressa con una immagine: la scienza senza la religione è zoppa".6
Uno dei fondatori della fisica moderna, il fisico tedesco Max Planck ha detto che chiunque si dedichi alla scienza seriamente deve leggere la frase che campeggia sul suo tempio: "Abbi la fede". La fede è un attributo essenziale di uno scienziato.7
La teoria dell'evoluzione è il risultato della filosofia materialistica riapparsa con il risveglio dell'antico pensiero materialista e diffusasi nel corso del XIX secolo. Come abbiamo indicato in precedenza, questa dottrina tenta di spiegare la natura per mezzo di fattori puramente materiali. Dal momento che nega la creazione fin dal principio, essa asserisce che ogni cosa, animata o inanimata, sia apparsa senza un atto di creazione, ma piuttosto come l'esito di una coincidenza che ha assunto quindi un carattere di ordine. La mente umana è tuttavia disposta in modo tale da comprendere l'esistenza di una volontà organizzatrice ovunque scorga un ordine. La filosofia materialistica, che rappresenta esattamente il contrario di questa fondamentale facoltà della mente umana, ha prodotto la "teoria dell'evoluzione" alla metà del XIX secolo.
Colui che ha proposto la teoria evoluzionista nella forma oggi difesa fu un naturalista dilettante inglese, Charles Robert Darwin.
Darwin non ricevette mai una formale educazione in biologia. Egli ebbe soltanto un interesse amatoriale nell'ambito della natura e degli esseri viventi. Tale interesse lo spronò a unirsi volontariamente ad una spedizione a bordo della nave H.S.M. Beagle, salpata dall'Inghilterra nel 1832, che per cinque anni visitò diverse regioni del mondo. Il giovane Darwin rimase fortemente impressionato dalla varietà delle specie viventi, in special modo da certi uccelli che vide nelle isole Galapagos. Egli pensò che le variazioni presenti nei loro becchi fossero state causate dal loro adattamento all'habitat in cui risiedevano. Con questa idea in mente, egli ipotizzò che l'origine della vita e delle specie si trovasse nel concetto di "adattamento all'ambiente". Secondo lo studioso inglese, le differenti specie viventi non erano state create separatamente da Allah, ma derivavano piuttosto da un comune antenato dal quale si erano differenziate in seguito alle differenti condizioni naturali.
L'ipotesi di Darwin non fu fondata su alcuna scoperta scientifica o esperimento; col tempo, tuttavia, egli la trasformò in una teoria pretenziosa, grazie all'appoggio e all'incoraggiamento ricevuto dai famosi biologi materialisti del suo tempo. L'idea era che gli individui che si adattavano all'habitat nel modo migliore trasferivano le loro qualità alle generazioni seguenti; queste qualità vantaggiose, accumulatesi nel tempo, trasformavano gli individui in specie totalmente differenti dai loro antenati. (L'origine di tali qualità era sconosciuta in questo periodo.) Secondo Darwin, l'uomo era l'esito più avanzato di questo meccanismo.
Darwin chiamò questo processo "evoluzione per selezione naturale". Egli credette di avere scoperto "l'origine della specie": l'origine di una specie era un'altra specie. Pubblicò quindi tali considerazioni nel suo libro intitolato L'origine della specie per mezzo della selezione naturale nel 1859.
Darwin era ben consapevole che questa sua teoria poneva molti problemi, come confessò nel suo libro al capitolo "Difficoltà della teoria". Tali difficoltà consistevano in primo luogo nei resti fossili, negli organi complessi degli esseri viventi che non potevano essere in alcun modo spiegati per mezzo della coincidenza (ad esempio gli occhi), e negli istinti degli esseri viventi. Darwin nutrì la speranza che questi ostacoli sarebbero stati superati dalle nuove scoperte; questo tuttavia non lo frenò dal proporre una serie di soluzioni completamente inadeguate. Il fisico americano Lipson ha scritto a proposito delle "difficoltà" di Darwin:
Nel leggere L'origine della specie ho trovato che Darwin fosse molto meno sicuro di sé stesso di quanto si deduce dalle consuete rappresentazioni; il capitolo intitolato "Difficoltà della teoria" ad esempio, rivela dei dubbi considerevoli. Come fisico sono rimasto particolarmente incuriosito dai suoi commenti sul modo in cui l'occhio sarebbe apparso.8
Mentre sviluppava la sua teoria, Darwin fu profondamente influenzato da alcuni biologi evoluzionisti che lo avevano preceduto, in primo luogo dal francese Lamarck.9 Secondo quest'ultimo, le creature viventi si passavano i caratteri che avevano acquisito nel corso della loro vita da una generazione all'altra in modo tale da evolvere. Ad esempio, le giraffe si erano evolute da animali simili ad antilopi estendendo il loro collo sempre più in alto di generazione in gene-razione, nel tentativo di raggiungere i rami di cui si cibavano posti ad un'altezza sempre maggiore. Darwin utilizzò così la tesi del "passaggio dei caratteri acquisiti" proposto da Lamarck come il fattore decisivo dell'evoluzione.
Sia Darwin che Lamarck erano tuttavia in errore, poiché, ai loro giorni, la vita poteva essere studiata solo valendosi di tecnologie primitive e di livello inadeguato. Rami della scienza quali la genetica e la biochimica non esistevano neppure di nome. Le loro teorie dipesero quindi dal potere dell'immaginazione.
Mentre risuonava l'eco del libro di Darwin, un botanico austriaco di nome Gregor Mendel scopriva, nel 1865, le leggi dell'ereditarietà. Rimasta nel silenzio fino alla fine del secolo, soltanto agli inizi del 1900 la scoperta di Mendel godette di grande importanza. Ciò rappresentò la nascita della genetica. Solo più tardi divenne nota la struttura dei geni e dei cromosomi. La scoperta, nel 1950, della molecola del DNA, che incorpora le informazioni genetiche, provocò una grave crisi della teoria dell'evoluzione. La ragione era l'incredibile complessità della vita che invalidava i meccanismi evolutivi proposti da Darwin.
Tali sviluppi avrebbero dovuto avere l'effetto di relegare la teoria di Darwin tra i rifiuti della storia. Ciò, tuttavia, non avvenne in seguito all'insistenza di certi circoli per revisionare, rinnovare ed elevare la teoria ad una piattaforma scientifica. Questi sforzi assumono un senso soltanto se si comprende che tale teoria nasconde intenzioni ideologiche piuttosto che interessi scientifici.
La teoria di Darwin entrò in una crisi profonda per la scoperta delle leggi della genetica nel primo quarto del XX secolo. Nondimeno, un gruppo di scienziati determinati a rimanere leali a Darwin, tentarono di proporre delle soluzioni. L'incontro, organizzato dalla Società Geologica d'America, avvenne nel 1941. Genetisti quali G. Ledyard Stebbins e Thedosius Dobzhansky, zoologi come Ernst Mayr e Julian Huxley, paleontologi tra cui George Gaylard Simpson e Glenn L. Jepsen, genetisti matematici quali Ronald Fischer e Sewall Right, dopo una lunga discussione, si accordarono infine di "rappezzare" il darvinismo.
Questo schema sommario si focalizzò sulla questione dell'origine delle variazioni vantaggiose che, ipoteticamente, avevano causato l'evoluzione degli organismi viventi –un problema che Darwin stesso fu incapace di risolvere e che tentò semplicemente di eludere appoggiandosi a Lamarck. L'idea era ora quella delle "mutazioni casuali". Essi chiamarono questa nuova dottrina la "Teoria della moderna evoluzione sintetica", formulata grazie all'aggiunta del concetto di mutazione alla tesi della selezione naturale di Darwin. In breve tempo questa teoria divenne nota con il nome di "neo-darvinismo", mentre coloro che l'avevano propugnata furono detti "neo-darvinisti".
I decenni successivi videro una serie di disperati tentativi per dimostrare la validità della nuova teoria. Era già noto che le mutazioni –o "accidenti"– che avevano avuto luogo nei geni degli organismi viventi erano sempre state nocive. I neo-darvinisti tentarono di farne un caso che giustificasse le "mutazioni vantaggiose" conducendo migliaia di esperimenti di mutazione. Tutti i loro tentativi si risolsero nondimeno in completi fallimenti.
Tentarono inoltre di dimostrare che i primi organismi viventi avrebbero potuto essere stati originati dal caso nelle primitive condizioni terrestri proposte dalla teoria, ma ne seguì lo stesso fallimento. Ogni esperimento che si sforzò di provare la generazione della vita da parte del caso fallì. I calcoli delle probabilità provarono che neppure una singola proteina avrebbe potuto essere stata generata dal caso. Neppure la cellula –ipoteticamente apparsa per caso durante le primitive e incontrollate condizioni terrestri elaborate dagli evoluzionisti– potrebbe essere sintetizzata, nemmeno dai più sofisticati laboratori del XX secolo.
La teoria neo-darvinista risulta inoltre inficiata dai reperti fossili. Nessuna "forma transizionale", quale venne ipotizzata allo scopo di dimostrare la graduale evoluzione degli organismi viventi dalle specie primitive a quelle avanzate, secondo i dettami della teoria neo-darvinista, è mai stata scoperta in qualsiasi parte del mondo. Nel contempo, l'anatomia comparativa ha rivelato che le specie che si era ipotizzato si fossero evolute le une dalle altre, ebbero in realtà caratteristiche anatomiche assai differenti confutando l'ipotesi di un'eventuale discendenza.
Ma il neo-darvinismo non è mai stato una teoria scientifica, bensì un dogma ideologico, per non dire una sorta di "religione". Questa è la ragione per cui i campioni della teoria dell'evoluzione persistono nel difendere le loro posizioni nonostante tutte le prove del contrario. Su un solo problema essi non riescono, tuttavia, a trovare un accordo, nel decidere quale sia, tra i differenti modelli proposti per la realizzazione dell'evoluzione, quello "giusto". Uno dei più importanti tra questi modelli è lo scenario fantastico noto come "equilibrio punteggiato".
La maggior parte degli scienziati evoluzionisti accettano la teoria neo-darvinista di una lenta e graduale evoluzione. Negli ultimi decenni è stato tuttavia proposto un modello differente detto "equilibrio punteggiato", il quale respinge l'idea darvinista di una progressiva evoluzione cumulativa, sostenendo che tale processo sia avvenuto invece per grandi "salti" discontinui.
I primi chiassosi difensori di questa nozione fecero la loro comparsa agli inizi degli anni Settanta. Due paleontologi americani, Niles Eldredge e Stephen Jay Gould, erano ben consapevoli del fatto che le asserzioni della teoria neo-darvinista erano assolutamente contraddette dai reperti fossili, i quali provavano che gli organismi viventi non avevano avuto origine da un processo di graduale evoluzione, ma erano apparsi improvvisamente già completamente formati. I neo-darvinisti vivevano nell'infondata speranza –tuttora viva– che le perdute forme di transizione sarebbero state un giorno trovate. Pur avendo compreso che tale speranza era priva di fondamenta, Eldredge e Gould furono nondimeno incapaci di abbandonare il loro dogma evoluzionista, per cui avanzarono un nuovo modello: l'equilibrio punteggiato. Questo afferma che l'evoluzione non avvenne come esito di variazioni minori, ma piuttosto nella forma di grandi cambiamenti improvvisi.
Tale modello non era altro che un frutto della fantasia. Ad esempio, il paleontologo europeo O.H. Shindewolf, che aprì la via a Eldredge e Gould, asserì che il primo uccello uscì da un uovo di rettile come una "grossa mutazione", vale a dire, come il risultato di un enorme "accidente". Secondo questa teoria, alcuni animali terrestri si sarebbero trasformati in balene giganti avendo subito una repentina e ampia metamorfosi. Queste affermazioni, interamente contraddette da tutte le leggi della genetica, della biofisica e della biochimica, sono tanto scientifiche quanto la favola del principe tramutato in rospo! Nondimeno, angosciati dalla crisi in cui versava il pensiero neo-darvinista, alcuni paleontologi abbracciarono questa teoria, che ha la peculiarità di essere anche più bizzarra della precedente.
L'unico proposito di questo modello era di fornire una spiegazione delle lacune nei reperimenti archeologici che il neo-darvinismo non poteva giustificare. Risulta, in ogni caso, poco razionale il tentativo di spiegare la mancanza di testimonianze fossili nell'evoluzione degli uccelli asserendo che "un uccello balzò fuori improvvisamente da un uovo di rettile", in quanto, per ammissione degli stessi evoluzionisti, l'evoluzione da una specie ad un'altra richiede un grande e vantaggioso cambiamento di informazioni genetiche. In ogni caso, nessun tipo di mutazione migliora le informazioni genetiche o ne aggiunge di nuove. Le mutazioni creano soltanto disordine nell'informazione genetica. Perciò le "grosse mutazioni" prospettate dal modello dell'equilibrio punteggiato potrebbero solo causare delle "grosse", cioè "grandi", riduzioni e menomazioni nell'informazione genetica.
Il modello dell'equilibrio punteggiato, inoltre, crolla fin dall'inizio per la sua incapacità di affrontare il problema dell'origine della vita, che rappresenta l'elemento di confutazione iniziale del modello neo-darvinista. Dal momento che neppure una singola proteina può essere stata originata dal caso, il dibattito se organismi costituiti da trilioni di tali proteine possano aver subito un'evoluzione punteggiata o graduale si rivela completamente privo di senso.
Nonostante tali considerazioni, il modello che oggi viene alla mente, qualora si discuta di evoluzione, è ancora il neo-darvinismo. Nei capitoli seguenti, esamineremo dapprima due meccanismi immaginari di tale modello, quindi ne verificheremo la validità analizzando le testimonianze fossili. In seguito ci diffonderemo sulla questione dell'origine della vita, che infirma sia il modello neo-darvinista che qualsiasi altro di matrice evoluzionista quale "l'evoluzione per salti".
Prima, però, sarà utile ricordare al lettore che la realtà che affronteremo ad ogni stadio, ovvero lo scenario evoluzionista, non è che un favola immaginaria, una grande menzogna del tutto in disaccordo col mondo reale. Tale scenario è stato utilizzato al fine di ingannare gli uomini per 140 anni. Grazie alle più recenti scoperte scientifiche, la sua difesa serrata è divenuta ormai impossibile.
CAPITOLO 3
I meccanismi immaginari dell'evoluzione
Il modello neo-darvinista, che si potrebbe considerare oggi la "corrente principale" della teoria evoluzionista, sostiene che la vita si è evoluta per mezzo di due meccanismi naturali: la "selezione naturale" e la "mutazione". L'asserzione principale è che essi siano due meccanismi complementari. L'origine delle modificazioni evolutive è la casuale mutazione che ha luogo nella struttura genetica delle cose viventi. I caratteri determinati dalle mutazioni vengono selezionati dai meccanismi della selezione naturale, i quali causano l'evoluzione.
Un'indagine approfondita di tale teoria permette di scoprire che non esiste assolutamente un tale meccanismo evolutivo, in quanto né la selezione naturale né la mutazione offrono alcun contributo alla pretesa che le specie differenti si siano trasformate ed evolute l'una dall'altra.
La selezione naturale
Come processo della natura, la selezione naturale era familiare ai biologi che avevano preceduto Darwin, il quale la definì come un "meccanismo che mantiene le specie immutabili senza essere corrotte". Darwin fu il primo ad affermare che questo processo aveva un potere evolutivo; quindi, egli eresse la sua intera teoria sulle fondamenta di tale asserzione. Il titolo che egli diede al suo libro indica che la selezione naturale fu la base della sua teoria: L'origine della specie per mezzo della selezione naturale...
Tuttavia, sin dal tempo di Darwin, non è stata avanzato neppure un briciolo di prova per dimostrare che la selezione naturale sia all'origine dell'evoluzione degli esseri viventi. Colin Patterson, il maggiore paleontologo del Museo di Storia Naturale d'Inghilterra, che è oltretutto un eminente evoluzionista, sottolinea che non è mai stato provato il potere della selezione naturale di provocare un tale processo:
Nessuno ha mai prodotto una specie con i meccanismi della selezione naturale. Nessuno vi si è mai neppure approssimato e ciò rappresenta la questione di maggior discussione nell'ambito del neo-darvinismo.11
La selezione naturale sostiene che quegli esseri viventi che risultano più adatti alle condizioni naturali del loro habitat sono destinati a prevalere, in quanto i loro discendenti sopravviveranno, mentre quelli che non sono adatti scompariranno. Per esempio, di un gruppo di cervi sotto la minaccia di animali feroci sopravviveranno naturalmente coloro che sapranno correre più velocemente. Questo è vero. Ma, indipendentemente dalla durata di questo processo, esso non trasformerà questi cervi in un'altra specie vivente. Il cervo rimarrà sempre un cervo.
La considerazione dei pochi incidenti avanzati dagli evoluzionisti quali esempi osservabili di selezione naturale, dimostra che questi non sono altro che un semplice tentativo di inganno.
Nel 1986 Douglas Futuyma pubblicò un libro dal titolo La biologia dell'evoluzione, considerato una delle fonti più esplicite per esporre la teoria dell'evoluzione per mezzo della selezione naturale. Il più famoso tra gli esempi addotti sul tema riguarda il colore delle falene, che parve oscurarsi nel corso della Rivoluzione Industriale in Inghilterra.
Secondo quanto riferito, ai prodromi della Rivoluzione Industriale il colore delle cortecce degli alberi nell'area di Manchester era abbastanza chiaro. Per questo motivo, le falene di colore scuro che si posavano su questi alberi potevano essere facilmente avvistate dagli uccelli che se ne cibavano; le loro possibilità di sopravvivenza erano, di conseguenza, alquanto scarse. Cinquanta anni dopo, a seguito dell'inquinamento, le cortecce degli alberi si scurirono, ne conseguì che le falene di colore chiaro divennero le prede più cacciate. Si verificò quindi un decremento delle falene di colore chiaro, mentre quelle di colore scuro aumentarono grazie alla loro ridotta visibilità. Gli evoluzionisti si valsero di questo esempio come di una prova di grande importanza a sostegno della loro teoria. Essi, d'altra parte, vi trovarono rifugio e sollievo mostrando, con arte vetrinistica, il modo in cui le falene di colore chiaro "si erano evolute" nelle altre di colore scuro.
Dovrebbe essere abbastanza chiaro, tuttavia, che questo fatto non può essere considerato una prova a favore della teoria dell'evoluzione, in quanto la selezione naturale non ha dato origine ad una nuova forma mai apparsa in precedenza. Le falene di colore scuro sono esistite anche prima della Rivoluzione Industriale. Solo le proporzioni relative alle diverse varietà cambiarono. Le falene non hanno acquisito nuovi caratteri o nuovi organi tali da causare una "speciazione". Affinché una falena si tramuti in un'altra specie vivente, ad esempio un uccello, si dovrebbero realizzare nuove addizioni ai geni. Ovverosia, avrebbe dovuto essere annesso un programma genetico interamente separato, al fine di includere informazioni sulle caratteristiche fisiche degli uccelli.
In breve, la selezione naturale non ha la capacità di aggiungere un nuovo organo ad un organismo vivente, o di eliminarlo, o di mutare tale organismo in un'altra specie –contrariamente all'immagine evocata dagli evoluzionisti. La "più grande" prova avanzata a partire dall'epoca di Darwin non è stata in grado di andare oltre al "melanismo industriale" delle falene in Inghilterra.
La selezione naturale non apporta alcun contributo alla teoria dell'evoluzione, in quanto tale meccanismo non può in alcun modo incrementare o diminuire le informazioni genetiche di una specie. Né può trasformare una specie in un'altra: una stella di mare in un pesce, un pesce in una rana, una rana in un coccodrillo, o un coccodrillo in un uccello. Il più strenuo difensore dell'equilibrio punteggiato, Gould, in riferimento a questa empasse della selezione naturale, ha scritto:
L'essenza del darvinismo è condensata in una singola frase: la selezione naturale è la forza creativa del cambiamento evolutivo. Nessuno nega che la selezione naturale avrà un ruolo negativo nell'eliminazione del disadatto. Le teorie di Darwin richiedono che crei anche l'adatto.12
Un altro dei metodi ingannevoli di cui si servono gli evoluzionisti è il tentativo di presentare il meccanismo della selezione naturale come una sorta di progettista consapevole. Nondimeno, la selezione naturale non ha consapevolezza. Non possiede una volontà che possa decidere ciò che è buono e ciò che è cattivo per gli esseri viventi. Ne deriva che la selezione naturale non può spiegare i sistemi biologici e gli organi che hanno la caratteristica di "irriducibile complessità". Questi sono composti dalla cooperazione di un gran numero di parti, e risultano inutilizzabili qualora una di queste sia mancante o difettosa. (Ad esempio, l'occhio umano non può funzionare a meno che non sia completo di tutti i suoi particolari). Quindi, la volontà che mette insieme tutte queste parti dovrà essere in grado di raffigurare il futuro in anticipo, mirando direttamente al vantaggio da raggiungere all'ultimo stadio. Poiché i meccanismi naturali sono privi di consapevolezza o volontà, non possono ottenere tale risultato. Questo fatto, che demolisce le fondamenta della teoria dell'evoluzione, tormentò Darwin: "Se si potesse dimostrare l'esistenza di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto essere formato attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria dovrebbe assolutamente cadere." 13
La selezione naturale agisce soltanto sugli individui deformati, deboli o inabili di una specie. Non può produrre nuove specie, nuove informazioni genetiche o nuovi organi. Vale a dire, non può fare evolvere niente. Darwin accettò questa realtà quando scrisse: "La selezione naturale non può agire fin quando non compaiano differenze e variazioni individuali favorevoli".14 Questa è la ragione per cui il neo-darvinismo ha dovuto esaltare le mutazioni insieme alla selezione naturale come "la causa dei cambiamenti vantaggiosi". Come vedremo, tuttavia, le mutazioni possono essere solo "la causa di cambiamenti dannosi".
Le mutazioni sono definite come rotture o sostituzioni che avvengono nella molecola del DNA, il quale si trova nel nucleo della cellula di un organismo vivente e contiene tutte le informazioni genetiche. Queste rotture o sostituzioni sono il risultato di effetti esterni quali le radiazioni o l'azione chimica. Ogni mutazione è un "accidente" che può danneggiare i nucleotidi che costituiscono il DNA o cambiarne la locazione. Per lo più, i danni e le modificazioni causati sono tali che la cellula non può porvi rimedio.
La mutazione, che gli evoluzionisti spesso nascondono, non è una bacchetta magica in grado di tramutare gli organismi viventi in forme più avanzate e perfette. L'effetto diretto delle mutazioni è nocivo. I cambiamenti operati dalle mutazioni possono essere equiparati solo a quelli subiti dagli abitanti di Hiroshima, Nagasaki e Chernobil: ovvero, la morte, l'invalidità e gli scherzi di natura (mostri)...
La ragione è molto semplice: il DNA ha una struttura molto complessa, e gli effetti fortuiti possono solo causare danni a questa struttura. B.G. Ranghanattan scrive:
Le mutazioni sono piccole, casuali e nocive. Accadono raramente e nel migliore dei casi risultano inefficaci. Queste quattro caratteristiche delle mutazioni implicano l'impossibilità di condurre ad uno sviluppo evolutivo. Un cambiamento casuale in un organismo altamente specializzato può essere inefficace o dannoso. Un cambiamento accidentale in un orologio non potrà migliorarlo, molto probabilmente lo danneggerà, o, nel migliore dei casi, sarà inefficace. Un terremoto non migliora una città, la distrugge.15
Non sorprende quindi che finora non sia mai stata osservata una mutazione vantaggiosa. Tutte le mutazioni hanno dimostrato di essere dannose. Lo scienziato evoluzionista Warren Weaver, commentando il documento preparato dalla Commissione sugli effetti genetici delle radiazioni atomiche, costituito al fine di investigare le mutazioni che possono essere state provocate dall'utilizzo di armi atomiche nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha scritto:
Molti resteranno sconcertati dall'affermazione che in pratica tutti i geni mutanti sono dannosi. In quanto le mutazioni sono una parte necessaria del processo evolutivo. Quale buon effetto –ovvero un'evoluzione verso forme più elevate di vita– può derivare da mutazioni che risultano effettivamente tutte dannose?16
Ogni sforzo compiuto al fine di "generare mutazioni vantaggiose" è sfociato in un fallimento. Per decenni, gli evoluzionisti hanno condotto numerosi esperimenti per produrre mutazioni nelle mosche della frutta, in quanto questi insetti si riproducono molto celermente, permettendo quindi alle mutazioni di apparire rapidamente. Ogni generazione di queste mosche venne mutata, tuttavia non venne mai osservata alcuna mutazione vantaggiosa. Il genetista evoluzionista Gordon Taylor scrisse quindi:
In tutte le migliaia di esperimenti condotti sulla riproduzione delle mosche in ogni parte del mondo per più di cinquanta anni, non è mai stata vista apparire neppure una nuova specie distinta... e nemmeno un nuovo enzima.17
Un altro ricercatore, Michael Pitman, scrive, sul fallimento degli esperimenti svolti sulle mosche da frutta:
Morgan, Goldschmidt, Muller e altri genetisti hanno sottoposto generazioni di mosche della frutta a condizioni estreme di caldo, freddo, luce, oscurità e a trattamenti chimici e radioattivi. Ogni sorta di mutazioni, praticamente tutte insignificanti o positivamente deleteree, è stata prodotta. Un'evoluzione prodotta dall'uomo? In realtà no: pochi mostri creati dai genetisti potrebbero essere sopravvissuti al di fuori delle bottiglie nelle quali erano stati procreati. In pratica i mutanti muoiono, sono sterili o tendono a ritornare al tipo primitivo.18
Lo stesso discorso vale anche per l'uomo. Tutte le mutazioni che sono state osservate negli esseri umani sono risultate deleteree. Su questo problema gli evoluzionisti hanno gettato un velo, tentando addirittura di mostrare esempi di tali perniciose mutazioni come "prove dell'evoluzione". Tutte le mutazioni avvenute sugli umani hanno dato luogo a deformità fisiche, a infermità quali il mongolismo, la sindrome di Down, l'albinismo, il nanismo o il cancro. Queste mutazioni vengono presentate nei testi evoluzionisti come esempi di "meccanismi evolutivi al lavoro". Inutile dire che un processo che lascia gli uomini invalidi e infermi non possa essere un "meccanismo evolutivo" –si suppone che l'evoluzione produca forme migliori più adatte alla sopravvivenza.
Per ricapitolare, esistono tre ragioni principali per cui le mutazioni non possono essere avanzate a sostegno delle asserzioni degli evoluzionisti:
1) L'effetto diretto delle mutazioni è dannoso: dal momento che capitano accidentalmente, quasi sempre danneggiano l'organismo vivente che ad esse è sottoposto. La ragione ci dice che un intervento inconsapevole su una struttura perfetta e complessa non vi apporterà dei miglioramenti, ma dei danni. Invero, nessuna "mutazione proficua" è mai stata osservata.
2) Le mutazioni non aggiungono alcuna nuova informazione al DNA dell'organismo: le particelle che compongono l'informazione genetica vengono o strappate dalla loro posizione e distrutte, o spostate in punti differenti. Le mutazioni non possono fare acquistare ad un essere vivente nuovi organi o nuove caratteristiche. Possono causare soltanto anormalità quali una gamba sporgente dalla schiena o un orecchio dall'addome.
3) Affinchè una mutazione venga trasferita alla generazione successiva, deve avvenire nelle cellule riproduttive dell'organismo: un cambiamento accidentale occorso in una cellula qualsiasi o in un organo del corpo non può essere trasferito alla generazione successiva. Per esempio, un occhio umano alterato dagli effetti delle radiazioni o da altre cause non passerà alle generazioni seguenti.
In breve, è impossibile che gli esseri viventi si siano evoluti, poiché non esistono meccanismi in natura capaci di determinare tale processo. Ciò concorda con la testimonianza dei reperti fossili, che dimostrano quanto questo scenario sia distante dalla realtà.
CAPITOLO 4
I reperti fossili
confutano l'evoluzione
Secondo la teoria dell'evoluzione, ogni specie vivente è derivata da una precedente. Una specie preesistente si è trasformata, col tempo, in un'altra differente, dando così origine alla varietà. Questa trasformazione sarebbe proseguita gradualmente per milioni di anni.
Se così fosse, allora le numerose specie intermedie sarebbero dovuto esistere e vivere durante questo lungo periodo di trasformazione.
Ad esempio, nel passato sarebbero dovuti esistere dei mezzi-pesci / mezzi-rettili, i quali avrebbero dovuto acquisire dei caratteri da rettile in aggiunta a quelli da pesce da essi già posseduti. Oppure sarebbero dovuti esistere alcuni rettili-uccelli, originati secondo lo stesso processo. Gli evoluzionisti chiamano queste creature immaginarie, che essi credono siano vissute nel passato, "forme di transizione".
Se tali animali fossero realmente esistiti, avrebbero dovuto essere milioni o miliardi per numero e varietà. Ma, ciò che più conta, i resti di siffatte creature dovrebbero trovare testimonianza nei reperti fossili. Il numero di queste forme di transizione avrebbe dovuto essere addirittura superiore a quello delle attuali specie animali e sarebbe oggi possibile reperirne in ogni parte del globo. Ne L'origine della specie, Darwin spiega:
Se la mia teoria è fondata sono certamente esistite innumerevoli varietà intermedie, che collegavano insieme tutte le specie dello stesso gruppo... Di conseguenza, la prova della loro esistenza può essere trovata solo tra i resti fossili.19
Anche lo stesso Darwin era consapevole dell'assenza di tali forme di transizione; sperava, quindi, che sarebbero state scoperte nel futuro. A dispetto della sua speranza, egli capì che il maggiore ostacolo alla sua teoria era costituito dalla loro mancanza. Perciò, ne L'origine della specie, al capitolo "Difficoltà della teoria", ha scritto:
...Perché se le specie derivano da altre specie attraverso impercettibili graduazioni, non vediamo ovunque innumerevoli forme di transizione?Perché nella natura non v'è confusione, e esistono, invece, come ci è dato osservare, specie ben definite?... Ma, dal momento che queste forme di transizione devono essere esistite, perché non le troviamo sepolte in numero infinito nella crosta terrestre?... Ma nella regione intermedia, con condizioni intermedie di vita, perché non troviamo le varietà intermedie che si collegano strettamente? Queste difficoltà mi hanno confuso per molto tempo.20
L'unica giustificazione che Darwin potè addurre per confutare questa obiezione fu che le testimonianze fossili allora reperite erano inadeguate. Asserì, quindi, che qualora i reperti fossili fossero stati studiati dettagliatamente, sarebbero stati trovati gli anelli mancanti.
Confidando nella profezia di Darwin, gli evoluzionisti, fino dalla metà del XIX secolo, si sono dedicati in tutto il mondo alla ricerca dei fossili e dell'anello mancante. Nonostante i loro sforzi, nessuna forma transizionale è stata ancora scoperta. Tutti i fossili portati alla luce negli scavi mostrano che, contrariamente a quanto creduto dagli evoluzionisti, la vita apparve sulla terra improvvisamente e già pienamente formata. Nel tentativo di provare la loro teoria, gli evoluzionisti hanno involontariamente provocato la sua rovina.
Un famoso paleontologo britannico, Derek V. Ager, ammette questo fatto sebbene egli stesso sia un evoluzionista:
Emerge l'idea che se esaminiamo le testimonianze fossili in dettaglio, a qualsiasi livello di ordine o specie, ci imbattiamo –ad ogni pié sospinto– non in una evoluzione graduale, ma in un'improvvisa esplosione di un gruppo a spese di un altro.21
Un altro paleontologo evoluzionista, Mark Czarnecky, commenta:
Un importante problema incontrato nel tentativo di provare la teoria è stato quello delle testimonianze fossili, le impronte di specie scomparse preservate nelle formazioni geologiche della terra. Questa testimonianza non ha mai rivelato tracce delle ipotetiche varianti intermedie di Darwin – al contrario le specie appaiono e scompaiono improvvisamente. Tale anomalia ha alimentato la ragione addotta dai creazionisti che ogni specie sia stata creata da Dio.22
Essi dovettero inoltre "aspettare" inutilmente la futura apparizione delle forme di transizione, come illustrato da un professore dell'Università di Glasgow, T. Neville George:
Non c'è bisogno di scusarsi ancora per la povertà delle testimonianze fossili. Esse si sono arricchite in vari modi in maniera quasi ingestibile, a tal punto che la scoperta sta sopravanzando l'integrazione... Le testimonianze fossili continuano nondimeno ad essere perlopiù composte di lacune.23
La vita emerse improvvisamente sulla terra in
forme complesse
Dall'esame degli strati terrestri e delle testimonianze fossili, risulta evidente che tutti gli organismi viventi apparvero simultaneamente. Il più antico strato della terra nel quale siano stati reperiti fossili di creature viventi è il Cambriano, la cui età viene stimata in 500-550 milioni di anni.
Le creature viventi trovate negli strati risalenti al periodo Cambriano sono emerse tutte all'improvviso nelle testimonianze fossili –non vi si trovano antenati preesistenti. Tali fossili sono composti da lumache, trilobiti, spugne, vermi, meduse, ricci di mare e altri invertebrati di struttura complessa. Questo ampio mosaico di organismi viventi costituito da un gran numero di creature complesse emerse così all'improvviso che a tale evento miracoloso venne dato il nome di "esplosione cambriana" nella letteratura geologica.
La maggior parte delle forme di vita trovate in questi strati presenta sistemi complessi come occhi, branchie, sistema circolatorio e altre strutture fisiologiche avanzate non dissimili da quelle moderne. Ad esempio, la struttura bucherellata a doppio cristallino dell'occhio dei trilobiti è una meraviglia della progettistica. David Raup, professore di geologia presso le Università di Harvard, Rochester e Chicago, ha detto: "i trilobiti si avvalevano di organi ottimamente progettati, che, per poter essere sviluppati oggi, richiederebbero un ingegnere ottico ben preparato e ricco d'ingegno".24
Questi invertebrati complessi emersero impovvisamente e in modo completo senza alcun legame o forma transizionale con gli organismi unicellulari, le uniche forme di vita presenti sulla terra prima della loro apparizione.
Richard Monastersky, editore di Earth Sciences, una delle più popolari pubblicazioni della letteratura evoluzionista, afferma, a proposito della "esplosione cambriana", apparsa del tutto inaspettatamente:
Mezzo miliardo di anni fa apparvero improvvisamente le ragguardevoli forme di animali complessi che oggi vediamo. Questo momento, al principio del periodo Cambriano, all'incirca 550 milioni di anni fa, segna l'esplosione evolutiva che riempì i mari delle prime creature complesse. Gli ampi phyla animali odierni erano già presenti nei primi anni del Cambriano ed erano distinti tra loro quanto lo sono oggi.. .25
Come la terra sia stata all'improvviso inondata da simili tipi distinti di specie e come questi, privi di un antenato comune, possano essere emersi, è una domanda destinata a non ricevere risposta da parte degli evoluzionisti. Lo zoologo oxoniense Richard Dawkins, uno dei principali propugnatori del pensiero evoluzionista nel mondo, ha detto, commentando questa realtà che inficia definitivamente i capisaldi delle tesi da lui sostenute:
Per esempio, gli strati geologici del Cambriano, databili a circa 600 milioni di anni fa, sono i più vecchi in cui possiamo trovare la maggior parte dei principali gruppi di invertebrati. E ne troviamo molti già in uno stato di evoluzione avanzato la primissima volta che compaiono tra i fossili. È un po' come se fossero apparsi d'improvviso, senza alcuna storia evoluzionistica. Non occorre dire che questo fatto ha esaltato i creazionisti.26
Come Dawkins è costretto a riconoscere, l'evoluzione cambriana è una prova rilevante a favore della creazione, in quanto rappresenta l'unica possibilità di spiegare l'apparizione della vita sulla terra in forme complete. Douglas Futuyma, un eminente biologo evoluzionista, ammette tale realtà e dice: "Gli organismi poterono apparire sulla terra soltanto già completamente formati. In caso contrario, essi devono essersi sviluppati da specie preesistenti per mezzo di un processo di modificazione. Se apparvero in uno stato di completo sviluppo, devono essere stati creati da una intelligenza onnipotente".27 Darwin stesso ne riconobbe la possibilità quando scrisse: "Se molte specie, appartenenti agli stessi generi o famiglie, fossero realmente apparse improvvisamente, questo fatto sarebbe fatale alla teoria dell'evoluzione per selezione naturale."28 Il periodo Cambriano rappresenta, all'incirca, il "colpo fatale" di Darwin. Questa è la ragione per cui il paleoantropologo evoluzionista svizzero Stefan Bengston confessa la mancanza di vincoli di transizione allorquando descrive tale periodo; commenta quindi: "Frustrante (e imbarazzante) per Darwin, questo evento ancora ci abbaglia".29
Come si può constatare, le testimonianze fossili rivelano che gli esseri viventi non si sono evoluti da forme primitive verso forme avanzate, ma sono apparsi tutti all'improvviso integralmente. In breve, gli esseri viventi non pervennero all'esistenza attraverso l'evoluzione, ma furono creati.
CAPITOLO 5
La favola della transizione dall'acqua alla terra
Gli evoluzionisti presumono che gli invertebrati marini apparsi nello strato Cambriano si siano in qualche modo evoluti in pesci nel corso di dieci milioni di anni. Tuttavia, così come gli invertebrati cambriani non hanno antenati, non vi sono vincoli di transizione tali da rivelare un simile processo evolutivo. Si noti che gli invertebrati e i pesci presentano enormi differenze strutturali. Mentre i primi hanno i loro tessuti duri all'esterno dei loro corpi, i pesci, che sono vertebrati, li hanno all'interno. Siffatta enorme "evoluzione" avrebbe richiesto miliardi di passi per essere portata a compimento e dovrebbe essere testimoniata da altrettante forme di transizione.
Gli evoluzionisti hanno scavato gli strati fossili per circa 140 anni alla ricerca di queste ipotetiche forme. Hanno scoperto milioni di fossili di invertebrati e di pesci, ma nessuno ha mai rinvenuto neppure una testimonianza di tale forma intermedia.
Un paleontologo evoluzionista, Gerald T. Todd ammette questo fatto in un articolo dal titolo "L'evoluzione del polmone e l'origine dei pesci dotati di ossa":
Tutte e tre le suddivisioni dei pesci dotati di ossa appaiono per la prima volta tra le testimonianze fossili approssimativamente nello stesso periodo. Essi si presentano già ampiamente divergenti morfologicamente e pesantemente corazzati. Come ebbero origine? Che cosa permise loro una così ampia differenziazione? Come poterono giungere ad avere una corazza pesante? Perché non vi è traccia di precedenti forme intermedie?30
Lo scenario evolutivo avanza di un passo e sostiene che i pesci, evolutisi dagli invertebrati, si siano quindi trasformati in anfibi. Anche in questo caso, tuttavia, mancano le prove. Non vi è neppure un singolo fossile in grado di dimostrare l'esistenza di una creatura per metà pesce e per metà anfibio. Questo fatto è confermato, sebbene con qualche riluttanza, dall'autorità di un evoluzionista molto noto, Robert L. Carroll, autore di Vertebrate Paleontology and Evolution: "Non abbiamo alcun fossile intermedio tra il pesce ripidistiano e i primi anfibi."31 Due paleontologi evoluzionisti, Colbert e Morales, scrivono a proposito delle tre classi fondamentali di anfibi, rane, salamandre e cecilie:
Non vi è prova di un anfibio Paleozoico che combini le caratteristiche la cui presenza ci si attenderebbe in un singolo comune antenato. Le più antiche rane, salamandre e cecilie conosciute sono molto simili ai loro discendenti viventi.32
Ancora cinquant'anni orsono, gli evoluzionisti pensavano che tale creatura fosse esistita davvero. Questo pesce, detto Celacanto, che si credeva fosse esistito 410 milioni di anni fa, venne esibito come una forma transizionale dotata di un polmone primitivo, un cervello sviluppato, un sistema digestivo e circolatorio pronto a funzionare sulla terra e addirittura un primitivo meccanismo motorio. Queste interpretazioni anatomiche furono accettate come una verità indiscutibile dai circoli scientifici fino alla fine degli anni Trenta. Il Celacanto fu presentato come una genuina forma transizionale in grado di provare la transizione evolutiva dall'acqua alla terra.
Il 22 dicembre 1938, tuttavia, nell'Oceano Indiano venne alla luce un'interessante scoperta. Un membro vivente della famiglia dei Celacanti, in precedenza considerato una forma transizionale estintasi settanta milioni di anni prima, venne catturato! La scoperta di tale prototipo "vivente" provocò indubitabilmente un terribile shock tra gli evoluzionisti. Il paleontologo J.L.B. Smith disse che non sarebbe stato più sorpreso se avesse incontrato un dinosauro vivente.33 Negli anni successivi, vennero catturati duecento Celacanti in diverse parti del mondo.
I Celacanti viventi rivelarono quanto lontano la fantasia degli evoluzionisti potesse giungere nella creazione di scenari immaginari. Contrariamente a quanto affermato, i Celacanti sono privi sia di un polmone primitivo che di un ampio cervello. L'organo che i ricercatori evoluzionisti proposero come polmone primitivo si rivelò nient'altro che una borsa di lipidi.34 Il Celacanto, inoltre, presentato come "un candidato rettile in preparazione al passaggio dal mare alla terra", era in realtà un pesce che viveva nelle profondità degli oceani e che non risaliva mai oltre 180 metri dalla superficie del mare.35
CAPITOLO 6
L'origine degli uccelli
e dei mammiferi
Secondo la teoria dell'evoluzione, la vita ha avuto origine e si si è evoluta nel mare, quindi si è trasferita sulla terra grazie agli anfibi. Questo scenario evolutivo suggerisce anche l'evoluzione degli anfibi in rettili, creature solo terrestri. Anche questa prospettiva non è plausibile, a causa delle enormi differenze strutturali esistenti tra queste due classi animali. Ad esempio, l'uovo degli anfibi è disegnato per svilupparsi nell'acqua, mentre quello amniotico sulla terra. Una "graduale" evoluzione di un anfibio deve essere respinta, perché senza un uovo perfetto e integralmente progettato, non è possibile che una specie sopravviva. Inoltre, come sempre, non vi è prova di quelle forme di transizione che si supponeva collegassero gli anfibi ai rettili. Il paleontologo evoluzionista Robert L. Carroll è stato costretto ad accettare che "i primi rettili erano molto differenti dagli anfibi e i loro antenati non sono ancora stati trovati."36
Eppure gli scenari disperati degli evoluzionisti non sono ancora finiti. Rimane il problema di far volare queste creature! Poiché credono che anche gli uccelli si siano in qualche modo evoluti, asseriscono che la loro origine risalga ai rettili. Nondimeno, nessuno dei distinti meccanismi degli uccelli, la cui struttura è completamente diversa da quella degli animali terrestri, può essere spiegata per mezzo dell'evoluzione graduale. In primo luogo le ali, che sono la peculiare caratteristica degli uccelli, rappresentano un'empasse per gli evoluzionisti. Uno di essi, il turco Engin Korur, confessa l'impossibilità dell'evoluzione delle ali:
Il carattere comune degli occhi e delle ali è che essi possono funzionare soltanto se sono completamente sviluppati. In altre parole, un occhio sviluppato solo a metà non può vedere, così come un uccello con le ali a metà non può volare. Come questi organi siano pervenuti all'essere è rimasto uno dei misteri della natura che attende di essere illuminato.37
La domanda sul modo in cui la perfetta struttura delle ali sia pervenuta all'essere a seguito di mutazioni accidentali rimane del tutto priva di risposta. Non c'è modo di spiegare come le zampe anteriori di un rettile abbiano potuto trasformarsi in ali perfettamente funzionanti in seguito a una distorsione nei suoi geni (mutazione).
La sola presenza delle ali, inoltre, non è sufficiente a un organismo terrestre per volare. Ad esempio, le ossa degli uccelli sono molto più leggere di quelle di esseri che vivono al suolo. I loro polmoni funzionano in maniera del tutto diversa. Hanno un sistema muscolare e scheletrico differente e un sistema cardiaco e circolatorio molto specializzato. Queste caratteristiche sono prerequisiti altrettanto necessari al volo che le ali. Tali meccanismi devono essere tutti presenti contemporaneamente; non possono formarsi gradualmente per "accumulazione". Per questo motivo la teoria che asserisce l'evoluzione di organismi terrestri in aerei è completamente fallace.
Tutto ciò sollecita un'altra considerazione: pur supponendo che tale storia sia vera, per quale motivo allora gli evoluzionisti non sono in grado di rinvenire alcun fossile "mezzo-alato" o con una sola ala a sostegno della loro favola?
Un'altra ipotetica forma transizionale: l'Archæopteryx
Gli evoluzionisti, per controbattere, pronunciano il nome di un'unica creatura. Questo è il fossile di un uccello chiamato Archæopteryx, che è una delle più note forme cosiddette di transizione tra le poche che essi difendono ancora. L'Archæopteryx, l'antenato degli attuali uccelli secondo l'opinione degli evoluzionisti, visse 150 milioni di anni fa. La teoria sostiene che alcuni dinosauri di piccole dimensioni, chiamati Velociraptor o Dromeosaur, si siano evoluti in seguito all'acquisizione delle ali, iniziando quindi a volare.
Gli ultimi studi sui fossili di Archæopteryx rivelano, tuttavia, che questa creatura non è assolutamente una forma transizionale, ma un uccello con alcune caratteristiche distinte rispetto a quelli attuali.
La tesi che l'Archæopteryx fosse un "mezzo-uccello" incapace di volare perfettamente era molto popolare nei circoli evoluzionisti fino a pochi anni orsono. L'assenza di uno sterno, cioè delle ossa del petto, in questa creatura, o perlomeno il fatto che non corrispondesse a quello degli uccelli attuali, venne sostenuto come la prova più evidente dell'incapacità di volare perfettamente di questo uccello. (Sull'osso del petto, situato sotto il torace, si collegano i muscoli necessari al volo. Ai nostri giorni, quest'osso si trova in tutti gli uccelli, volatili e non. Anche nei pipistrelli, mammiferi volanti che appartengono ad una famiglia del tutto diversa.)
Tuttavia, la scoperta del settimo Archæopteryx fossile nel 1992 causò un grande stupore tra gli evoluzionisti. La ragione fu che in esso l'osso del petto, ritenuto mancante da tali studiosi, era invece presente. La rivista Nature descrisse il rinvenimento nei termini seguenti:
La recente scoperta del settimo esemplare di Archæopteryx preserva un parziale sterno rettangolare a lungo sospettato ma mai documentato prima. Esso attesta la forza dei suoi muscoli atti al volo.38
Questa scoperta minò alla base la tesi che l'Archæopteryx fosse un mezzo-uccello incapace di volare completamente.
D'altra parte, la struttura delle penne degli uccelli divenne uno dei più importanti elementi di prova a dimostrazione del fatto che l'Archæopteryx fosse un uccello volante nel vero senso della parola. La struttura asimmetrica delle penne di questo animale non è distinguibile da quella degli uccelli moderni, a riprova così della sua perfetta idoneità al volo. Il famoso paleontologo Carl O. Dunbar ha scritto: "In ragione delle sue ali, l'Archæopteryx deve essere chiaramente classificato come un uccello."39
Un altro fattore che venne rivelato dalla struttura delle penne dell'Archæopteryx fu il suo metabolismo a sangue caldo tipico degli uccelli. Come è noto, i rettili e i dinosauri sono animali a sangue freddo che dipendono dalla temperatura ambientale in quanto non sono in grado di regolare in modo indipendente il loro calore corporale. Tale importante funzione viene adempiuta, nel caso degli uccelli, dalle penne. Le penne dell'Archæopteryx, di cui aveva bisogno per mantenere il calore del suo corpo a differenza dei dinosauri, dimostrano che questi fu un vero uccello a sangue caldo.
Congetture degli evoluzionisti:
i denti e gli artigli dell' Archæopteryx
I due punti importanti sui quali gli evoluzionisti si fondano quando affermano che l'Archæopteryx sia una forma transizionale, sono gli artigli sulle ali e i denti. Sebbene queste caratteristiche siano effettivamenti presenti, ciò non implica alcuna relazione con i rettili. Inoltre, due specie di uccelli oggi viventi, il Taouraco e l'Hoatzin, hanno artigli per aggrapparsi ai rami. Queste creature sono assolutamente uccelli e non presentano alcuna caratteristica dei rettili. Questa è la ragione per cui è completamente infondato sostenere che l'Archæopteryx sia una forma transizionale soltanto per la presenza degli artigli sulle ali.
Neppure i denti nel becco giustificano la precedente affermazione. Gli evoluzionisti commettono una vera e propria frode allorquando asseriscono che i denti siano una caratteristica dei rettili, in quanto ciò non corrisponde al vero. Oggi non tutti i rettili sono provvisti di denti. L'Archæopteryx, per di più, non è la sola specie di uccelli che presenti tale attributo. È corretto affermare che oggi gli uccelli sono privi di denti, tuttavia, le testimonianze fossili risalenti all'epoca dell'Archæopteryx e posteriori, sino ad un'età relativamente recente, parlano dell'esistenza di un distinto genere di uccelli che può essere classificato come "uccello provvisto di denti".
Il punto fondamentale, tuttavia, è che la struttura dentale dell'Archæopteryx e di altri uccelli è del tutto diversa da quella dei loro supposti antenati, i dinosauri. I famosi ornitologi Martin, Stewart e Whetstone osservarono che i primi presentavano denti con superficie superiore piatta e radici larghe, mentre i secondi, ovvero i dinosauri teropodi, gli ipotetici antenati di questi uccelli, avevano denti a forma di sega e con radici strette.40
I ricercatori, dopo aver posto a confronto le ossa dei polsi dell'Archæopteryx e quelle dei dinosauri, hanno osservato che non esiste alcuna similitudine tra loro.41
Gli studi di anatomisti quali Tarsitano, Hecht e A.D. Walker rivelarono che alcune "similarità", che si asseriva fossero esistite tra questa creatura e i dinosauri, come proposto da John Ostrom, erano in realtà interpretazioni errate.42
Tutti questi ritrovamenti mostrano che l'Archæopteryx non fu un anello transizionale, ma solo un uccello appartenente alla categoria degli "uccelli con i denti".
Mentre gli evoluzionisti hanno sostenuto per decenni che l'Archæopteryx fosse la prova più importante dell'evoluzione degli uccelli, altri fossili recentemente rinvenuti hanno invalidato tale prospettiva per altri riguardi.
Lianhai Hou e Zhonghe Zhou, due paleontologi dell'Istituto Cinese di Paleontologia dei Vertebrati, hanno scoperto nel 1995 un nuovo uccello fossile, da essi denominato Confuciusornis. Questo uccello risale approssimativamente al