SPECIALE
IN QUESTA PAGINA, VI SONO RACCOLTI I COMMENTI, I DISCORSI E ALCUNE IMMAGINI CHE RIGUARDANO LA PRIMA VISITA UFFICIALE DEL RABBINO CAPO DI ROMA ALLA MOSCHEA DELLA CAPITALE D' ITALIA, CHE E' IL LUOGO DI CULTO ISLAMICO PIU' GRANDE D' EUROPA, ALLA QUALE QUESTO SITO HA VOLUTO DARE IL GIUSTO SPAZIO E RISALTO, VISTO IL SIGNIFICATO DELL' AVVENIMENTO. IL TUTTO E' STATO TRATTO DAL PROGRAMMA "PRIMO PIANO" DI RAI TRE, TRASMESSO IN DIRETTA IL GIORNO LUNEDI' 13 MARZO INTORNO ALLE ORE 11.00 E DALLA DIRETTA DI "RAI NEWS 24", NELLO STESSO GIORNO, INTORNO ALLE ORE 12.00 (I DISCORSI E I COMMENTI, SONO STATI RIPRODOTTI NEL MODO PIU' FEDELE POSSIBILE. ALCUNE POSSIBILI INESATTEZZE, SONO DOVUTE AL FATTO CHE I VARI OSPITI DEI PROGRAMMI INTERLOQUIVANO, APPUNTO, IN DIRETTA).
Commento introduttivo di Moni Ovadia, noto appartenente alla comunità ebraica, scrittore, attore, regista. Da "Primo piano".
"La prima cosa, devi scavare le fondamenta della tua pace dentro di te, scavare per accogliere l' altro. Questo gesto del rabbino Di Segni è un grande gesto al quale io spero seguano altri grandi gesti in continuazione, in ogni canale, in ogni istanza. Perchè le grandi fedi monoteiste, i pensieri non le religioni, chiedono la fratellanza universale, la pace, la giustizia, l' accoglienza dello straniero, dell' altro. L' Islam ha un versetto persino supremo di rispetto nei confronti del non credente. E' il versetto 99 della decima sura:" Se Allah avesse voluto fare tutti gli uomini dei credenti lo avrebbe fatto" (sottointeso non lo ha fatto), e il versetto conclude:" e chi sei tu per costringere un uomo a credere a suo dispetto"(*). Pensi quale grandezza c' è nel pensiero. Per gli ebrei e per l' Islam è vincolante il terzo comandamento, quello dell' idolatria, e quindi non c' è nella di scandaloso e nulla di improprio nella visita del Rabbino."
(*) Il versetto citato, precisamente, dice così :"Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?" (N.d.r.)
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Discorso di Abdallah Redouane, segretario generale del centro culturale islamico d' Italia. Da "Primo piano".
Nel Nome di Dio Clemente e Misericordioso, che Dio preghi per i Profeti Mohammed, Mosè, Gesù e tutti gli altri Suoi Messaggeri.Dottor Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, illustrissimi membri delle delegazioni ebraica e islamica, vi saluto con la formula islamica "salam alaykum", cioè "pace su di voi". Cari amici, nel nome del centro islamico culturale d' Italia, dove ha sede la moschea più grande dell' Europa Occidentale, sono particolarmente lieto in questa giornata di darvi il più caloroso benvenuto, con la speranza e l' auspicio che questo incontro possa essere letto non soltanto come un elemento centrale e fondante nel percorso del dialogo interreligioso, ma anche come l' avvio di un impegno comune, nella difesa di quei valori che ci accomunano, che va dalla fede nel Dio Unico alla sacralità della vita. Voglio pertanto esprimere il mio ed il nostro ringraziamento, per il gesto di solidarietà che la comunità ebraica di Roma ha voluto compiere nei confronti dei musulmani, che hanno recentemente visto il Profeta dell' Islam dileggiato e vilipeso, con vignette offensive che non avevano nulla di umoristico. Episodio questo che ci ha molto provato e ferito, ma non ci ha fatto perdere la fiducia negli uomini, ed ha anzi fortificato la nostra fede. Io leggo questa visita e questo impegno come un gesto di solidarietà tra i discendenti di Abramo, nel quale le due comunità si riconoscono. Il nostro Profeta Mohammed ha conosciuto ed affrontato, nella sua vita, ingiurie e persecuzioni, che ha saputo affrontare sempre sorretto dalla fede in Dio e dalla pazienza. La sofferenza fa parte del nostro cammino terreno. Ci mette a dura prova, e ci sfida, ma la fede è più grande di ogni sofferenza. Tali drammi, manifestano l' inquietudine di un' umanità smarrita, che ha perso la fede nella trascendenza e profana il sacro, sia esso rappresentato dal Corano, dalla Torah o dal Vangelo. A differenza di molti, non ci stupisce che tale gesto di solidarietà giunga proprio dalla comunità ebraica, alla quale sono state inferte, nel corso della storia, tante sofferenze e ferite, giungendo a negarne, scientificamente, il diritto stesso all' esistenza. L' incontro di oggi, trova anche il suo significato profondo nella trasmissione al mondo di un messaggio unitario della comunità musulmana ed ebraica di Roma, che respingono con forza e condannano senza alcuna riserva ogni forma di antisemitismo, islamofobia ed ogni altra manifestazione di xenofobia e di razzismo. Io vedo oggi, qui davanti a noi, tanti inviati dei mezzi di informazione di massa. Mi rivolgo a voi, che portate in ogni casa notizie ed informazioni, ed in tal modo plasmate l' opinione pubblica, affinchè siate portatori del messaggio di solidarietà, cordialità e dialogo, che è il significato più profondo di questo incontro. Incontro tra due comunità, che per la loro storia, la loro cultura e i loro contributi, hanno segnato in maniera indelebile la storia del mondo. Esse oggi si incontrano per recuperare un clima di armonia e dialogo al quale non hanno mai rinunciato di credere, e per muovere insieme quei passi che sono essenziali ed irrinunciabili per contribuire, con la massima buona volontà, all' instaurazione di un clima di pace e di rispetto reciproco. Permettetemi di ricordare alcuni aspetti delle storiche relazioni tra musulmani ed ebrei. Prima di tutto, il Sacro Corano ci insegna che credere nei Profeti di Dio fa parte della fede di ogni musulmano. Mi limito a citare tre versetti del Sacro Corano. Il versetto 136 della seconda sura che recita :"Crediamo in Dio e nelle Rivelazioni trasmesse a noi da Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe ed in quello che è stato dato a Mosè e Gesù, ed in quello che è stato detto da Dio a tutti i Profeti, tra i quali non facciamo alcuna differenza". Il Corano inoltre, menziona la Torah ed il Vangelo nel versetto 44 della quinta sura, che recita :"Noi vi abbiamo rivelato la Torah come retta guida e luce". Il Corano riconosce poi, ad ebrei e cristiani, lo status di "Gente del Libro", ovvero di coloro che hanno ricevuto la Rivelazione dal Dio Unico, e ordina ai musulmani dicendo :"...e non discutete con la gente del Libro altro che nel modo migliore". Inoltre, il Profeta giunto a Medina, elaborò un documento che fissò le regole di convivenza delle varie componenti della società medinese. Tale documento è conosciuto come "Costituzione di Medina", nel quale Mohammed riconosce, tra l' altro, la comunità ebraica come parte integrante della comunità medinese, a parità di diritti. Il Profeta disse che i musulmani emigrati da Mecca, i musulmani di Medina, tribù arabe e comunità ebraiche, formano una comunità unica ed identica. Egli prescrisse che qualsiasi ebreo della comunità di Medina, avesse diritto di ricevere aiuto e di essere trattato con equanimità. Agli ebrei venne riconosciuto il diritto di mantenere la propria religione, il proprio credo, ed il proprio sistema sociale, con la facoltà di autoregolamentarsi per ciò riguarda le loro dispute giuridiche, ed il loro statuto personale. Signore e signori, sto parlando di un testo di 1500 anni fa. Mi fa piacere inoltre ricordare che la storia ha registrato innumerevoli esempi di amicizia e convivenza fra ebrei e musulmani. Molti ebrei raggiunsero posizioni di alta responsabilità e grande fiducia nei governi dei paesi musulmani. Anche nei loro momenti difficili, gli ebrei trovarono rifugio ed accoglienza in terra musulmana, in Oriente come in Occidente. Gli ebrei perseguitati in Occidente dai Visigoti trovarono scampo in terra di Andalusia, fino a quando vennero cacciati insieme ai musulmani, e trovarono di nuovo rifugio ed accoglienza presso altri popoli musulmani. Dalla storia lontana, vorrei passare a quella recente, per ricordare che il re del Marocco, Mohammed 5°, si rifiutò strenuamente di applicare le leggi razziali antisemite del governo di veci. Tali leggi, non troveranno nel cuore e nella fede del sovrano alcuna accoglienza, malgrado il fatto che il Regno del Marocco fosse allora sotto il protettorato francese. Signore e signori, parlare di storia, non significa per noi glorificarla sterilmente, ma ricordare le lezioni del passato per trarne luce ed insegnamenti, per il presente e per poter guardare al futuro con fiducia. In questa ottica, dato che ci troviamo in un luogo di culto, ma anche di cultura, dobbiamo ricordare lo spirito di amicizia e di affinità intellettuale che ha prevalso fra Maimonid ed Averroè. L' uno e l' altro, sono i filosofi più conosciuti dell' ebraismo e dell' Islam. Essi ci hanno lasciato un' eredità straordinaria, che bisognerebbe sottrarre all' oblio, al fine di usarne gli insegnamenti e di proseguire sulle loro orme. L' appartenenza a religioni differenti dei due filosofi, non ha impedito loro di nutrire una grande amicizia e procedere ad un continuo scambio di idee feconde, nel perseguimento degli stessi ideali. Per questo, le religioni devono essere un elemento che unisce anzichè dividere. Crediamo tutti nello stesso Dio, ed a Lui dobbiamo rivolgerci nei momenti difficili, al fine di ricevere il suo aiuto, per il superamento delle difficoltà e delle vicissitudini che tormentano i popoli e le nazioni di oggi. Se l' aiuto di Dio è salutare, l' impegno di ciascuno di noi è indispensabile. Il presente di oggi, sarà la storia di domani. Proviamo tutti a lasciare una traccia positiva nella pagina che stiamo scrivendo. Gli uomini sono capaci di fare il bene come il male. Invochiamo Dio affinchè ci guidi tutti sulla Retta Via. Grazie per l' attenzione.
Discorso di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma. Da "Primo piano".
Desidero, prima di tutto, ringraziare il Dott. Abdallah Redouane, segretario generale del Centro Islamico culturale d' Italia, l' Ambasciatore Mario Scialoia, direttore per l' Italia della Lega Musulmana Mondiale, e tutti coloro che hanno reso possibile questa visita nella grande moschea di Roma, il luogo dove i fedeli dell' Islam venerano il Dio Unico, "Rakhum Rekhannun", Clemente e Misericordioso. A tutti voi, il saluto molto simile, "shalom alaekhem", la pace sia su di voi. Un saluto particolare all' Imam Mahmoud Chawaita, che non può essere presente con noi, in questo speciale momento. La data di questo incontro, è stata fissata da poco, ma ciò che lo precede è una storia molto antica, di almeno trentacinque secoli fa, quella di una vicenda familiare che ha visto divisi due fratelli, figli dello stesso padre, Abraham, Ibrahim. La vicenda dei due fratelli, Ishmael, Ismail in arabo, e Ishkhak, padre di Yakob, è narrata in modo diverso nei libri a ciascuno di noi sacri. Il rapporto tra i discendenti dei due fratelli, in tante parti del mondo, è stato continuo, spesso tormentato, altre volte pacifico e fecondo. Ciò che è importante riconoscere, come premessa di ogni incontro, è che nessuno di noi dimentica questa ascendenza, è la comune discendenza da Abramo, e che quindi il nostro non è un rapporto qualsiasi, ma un rapporto tra figli di fratelli. Una strana contingenza storica, segno dei nuovi tempi che stiamo vivendo in questa generazione, ha posto improvvisamente la nostra comunità ebraica di Roma, che è la più antica del mondo cristiano, per presenza ininterrotta, davanti a un mondo, quello dell' Islam, finora sconosciuto agli ebrei locali. Ma d' altra parte, è ben noto al folto gruppo degli ebrei che dalla Libia è venuto in Italia nel 1967. L' antico fratello, che ora si affaccia a Roma, non può essere ignorato, ed è ora per guardarsi in faccia, parlarsi, ed aprirsi le porte. L' afflusso in massa in Europa di fedeli dell' Islam in brevissimo tempo, ha posto problemi di integrazione sui quali si dibatte continuamente. I problemi di integrazione non sono per noi una novità, ma rappresentano una costante della nostra esperienza comunitaria, spesso dolorosa. Quando, ad esempio, si parla del rischio attuale di ghettizzazione delle nuove comunità immigrate, non si può ignorare che il ghetto era il luogo di residenza coatta degli ebrei, e che in questa città è finito solo nel 1870. Conosciamo i problemi che vi preoccupano, la trasmissione dell' identità, l' educazione scolastica e il rapporto con il sistema pubblico, l' insegnamento della religione e della lingua araba, la formazione delle guide spirituali, la tutela delle norme religiose, dalle giornate festive alla preghiera, alle regole alimentari. Su questi temi, ovviamente nelle reciproche differenze, come ebrei italiani qui presenti da venti secoli, abbiamo avuto un lungo rapporto con la realtà circostante e siamo riusciti faticosamente ad elaborare delle soluzioni e dei modelli di convivenza. Per questi motivi, riteniamo che la nostra esperienza possa esservi quantomai utile in questo processo difficile di integrazione, e siamo pronti a comunicarvela. In altri momenti della storia, seppur in condizioni molto diverse da quelle attuali, le comunità ebraiche disperse nel mondo islamico, ne parlava il Dott. Redouane, sono riuscite a stabilire con queste un sapiente rapporto di reciproco rispetto. Dobbiamo preservare la coscienza che la differenza di religione non debba mai tradursi, come tale, in ostilità. Per noi ebrei, è stato scontato, anche in questa città, reagire e protestare contro le vignette satiriche nei confronti di ciò che è sacro all' Islam, e manifestarvi la nostra solidarietà. La lotta contro l' islamofobia e l' antisemitismo devono procedere parallele. Con lo stesso spirito di rispetto, dobbiamo vigilare, per impedire che la violenza e l' odio, da qualsiasi parte provengano, non si alimentino con la religione. Il terrorismo in Nome di Dio, è una bestemmia. Il Talmud come il Corano, affermano il principio per cui chi salva una vita umana è come se salvasse un mondo intero, e chi la distrugge, è come se distruggesse un mondo intero. Nel processo di pace in Medio Oriente, il nostro dovere, come esponenti religiosi, è di accompagnare israeliani e palestinesi, nel cammino fino ad oggi difficile, della ricerca della pace, per il bene delle due parti e del mondo intero, tramite il dialogo e il negoziato. Il dialogo fra fedi differenti, è una realtà consolidata e degna di rispetto a Roma. Il rapporto tra cristiani ed ebrei, ha raggiunto obiettivi significativi, ma anche il dialogo tra noi è da tempo iniziato, anche in questa città. Con alcuni di voi, abbiamo lavorato su obiettivi di comune interesse, come la tutela delle regole alimentari. Insieme, abbiamo dato prova della nostra volontà di collaborazione, e di confronto amichevole, in un numero considerevole di manifestazioni, su temi religiosi, sulla bioetica, e di testimonianza del dibattito civile. Dobbiamo fare in modo che questo lavoro non rimanga isolato, che non venga soffocato da esempi ed ondate di intolleranze, che la collaborazione e la comunicazione crescano. Dobbiamo riuscire a dimostrare che, in questa città come in tante altre parti del mondo, la fedeltà di ognuno ad una religione diversa, non è causa di odio, ma porta pace e ricchezza spirituale al mondo. Concludo estendendo un cordiale invito al segretario generale, al direttore della Lega Musulmana e all' imam di visitare presto, e in modo ufficiale, la nostra sinagoga.
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INTERVENTI A PROPOSITO DELLA VISITA DEL RABBINO CAPO ALLA MOSCHEA TRATTI DALLA DIRETTA DI RAI NEWS 24 INTORNO ALLE ORE 12.00 DEL 13/03/06
Professor Predrag Matvejevic, scrittore, a proposito di Papa Giovanni Paolo II e dei suoi sforzi per il dialogo interreligioso.
"Devo dire che anche questo Papa di cui parliamo, è stato uno che è andato in Bosnia durante l' assedio di Sarajevo, durante la guerra feroce in cui tanti musulmani hanno trovato la morte, in cui è capitato il massacro di Srebrenica, dove vi sono stati 7-8000 morti, e questo Papa è entrato anche lì in una moschea. E' entrato a Roma nella sinagoga, è entrato nella moschea in Bosnia. E voglio dire per quanto riguarda le minoranze, qui si tratta delle nostre minoranze in Europa. La minoranza è la prima che capisca la realtà, che imponga alla maggioranza la sua visione. Non dimentichiamo che i Profeti facevano parte delle minoranze. Cristo era la minoranza. Il Profeta d' Israele, il Profeta islamico, facevano parte della minoranza. E questo cammino della minoranza verso la maggioranza è un processo che dobbiamo seguire in questo mondo nostro pieno di conflitti. Questa presa di coscienza, può aiutarci."
Jawad Khan, della comunità musulmana pakistana. Il giornalista gli chiede di esprimere le sue opinioni a caldo riguardo agli interventi di Redouane e di Di Segni.
Mah, a caldo, ovviamente non a sproposito, tutti e due i rappresentanti hanno parlato di amicizia di lunga durata, diciamo da oltre 1500 anni circa. Perchè di fatto è questo. Sfortunatamente, (rivolgendosi al giornalista, n.d.r.)come diceva la sua collega prima, le cronache vogliono riportare, forse per il discorso di auditel, aspetti che 0,01 percento, magari, della popolazione estremista, da una parte e dall' altra, in qualsiasi parte sia, commette. Non tiene in conto che su un miliardo e 300-400 milioni di musulmani sono totalmente normali, gente normale che vuole la sicurezza, la felicità e vivere in pace. Per cui, i due rappresentanti hanno (ovviamente, quello che ci piace, è che il Dott. Disegni ha detto che la comunità ebraica mette a nostra disposizione la loro esperienza di aver sofferto, e per cui possono aiutarci a meglio capire questa situazione, che adesso noi musulmani, con il discorso di islamofobia in Italia e in Europa, stiamo attraversando."
Jawad Khan, rispondendo alla giornalista che gli chiede quali sono i problemi principali dei musulmani.
"Mah, un discorso è proprio, diciamo, mediatico, il non avere voce nei media, la voce della maggioranza. Questo è, per cui di fatto la gente pensa che un atto criminale fatto in qualche parte del mondo da uno o due criminali, o chi sia, è la normalità. Non è questo. La normalità, è la gente che si alza la mattina, va al lavoro, va a studiare, ritorna a casa e vive la vita quotidiana normalmente, con amici di diverse fedi, senza fede, etc. Questa è la normalità."
Jawad Khan, riguardo all' internazionalità dell' Islam.
"Allora, un altro dei luoghi comuni veramente da sfatare che su, ripeto, circa un miliardo e 400 milioni di musulmani solo il circa 18 percento sono arabi. E poi non tutti gli arabi sono musulmani, perchè ci sono anche arabi di altre fedi. Allora, questa è la prima cosa da sfatare. Diciamo i paesi di maggioranza musulmana, con popolazioni di maggioranza musulmana, spaziano dall' Indonesia fino al Marocco. Ognuno con la propria cultura, propria storia, e poi il fatto comune dell' Islam, diciamo. Per cui in tutti i paesi, salvo uno o due, forse, esistono comunità di minoranze religiose, indù, ebrei, cristiani, etc., e la stragrande maggioranza, vive in tutta tranquillità. Poi, ci sono a volte degli atti criminali, ma quelli sono atti criminali, e devono essere ristretti a quel discorso. Però la stragrande maggioranza di cristiani in Indonesia, piuttosto che in Pakistan, piuttosto che magari ebrei in Iran, etc., vivono tranquillamente. Poi, come ho detto, è come: c' è la mafia in Italia. Tutti gli italiani, per forza, tutti i cattolici sono mafiosi? Questa è la cosa che fa paura." "Bravissimo, c' è il pericolo dei luoghi comuni."
Professor Predrag Matvejevic, che risponde ad una domanda della giornalista riguardo ai rapporti fra gli esponenti delle varie fedi.
"Esattamente si tratta di un tirocinio anche per noi. Si tratta di un apprendimento. Non abbiamo avuto un' educazione da giovani, non abbiamo un' educazione verso questo tipo di pluralismo. Adesso siamo confrontati con questo, e questo sembra molto, molto importante. C' è un doppio, in qualche modo, tirocinio: la gente che viene da fuori, che vede la nostra cultura, che impara, che vede come noi ci teniamo molto alla laicità, che anche rispettiamo i nostri concittadini che non hanno la fede, che sono agnostici o atei. Dunque, da una parte c' è il loro tirocinio, dall' altra parte c' è il nostro apprendimento alla gente dell' altra cultura che vengono fra di noi, che lavorano con noi, che sono talvolta ottimi operai di cui abbiamo bisogno e, sono stato molto lieto questi ultimi tempi, di sentire, recentemente, di sentire una voce che viene dal Vaticano: in una classe dove sono tanti studenti islamici perchè non ci sarebbe un insegnamento religioso per loro, separato. Anche questo è un fatto di questa nuova presa di coscienza, che sveglia una speranza."
Professor Predrag Matvejevic, replicando alla giornalista di Rai News 24 che si ricollega al discorso di Redouane riguardo agli insegnamenti da trarre dalla storia.
"Mah, la storia, molto spesso, lo fa con una tendenza molto forte, a prendere della storia quello che gli conviene. La storia è piena di contraddizioni, piena di cose positive e negative. Quelli che vogliono prendere soltanto il negativo della storia ingannano i popoli. C' è una specie di demagogia, se se ne serve. Sono stato molto lieto proprio di sentire in questi discorsi una apertura nuova, importante."
Professor Predrag Matvejevic, rispondendo alla giornalista che ha citato la frase di Di Segni "Il terrorismo in Nome di Dio è una bestemmia".
"Infatti possono aiutare una diversa lettura della storia. Abbiamo parlato della storia, la storia può essere letta in vari modi. Una lettura più critica, in cui anche una lettura religiosa ha il suo posto. Ecco, questo mi sembra un messaggio da trarre da questa grande lezione di oggi. Credo che i nostri amici ebraici e musulmani possono essere contenti, ma la città di Roma può essere onorata che un primo dialogo di questo tipo è stato fatto in questa città eterna, in questa città della storia non solo italiana, non soltanto mediterranea, ma della storia del mondo."
Victor Majar, consigliere della comunità ebraica di Roma, che risponde al giornalista di Rai News 24, a proposito dei progetti che potrebbero eventualmente essere intrapresi in comune dalle due comunità.
"Beh, intanto io credo che ci sono alcune questioni che riguardano la vita quotidiana dei musulmani e degli ebrei d' Italia che possono essere affrontate assieme. Cercare, ad esempio, di far rispettare, di risolvere i problemi, ecco, che hanno a che fare i cittadini italiani che professano queste due fedi rispetto ai problemi delle festività, oppure degli aspetti rituali. Penso, ad esempio, ai problemi dell' alimentazione, perchè sia musulmani che ebrei hanno delle severe regole alimentari. Quindi, insomma, il problema dell' educazione. Molto di pratico si può fare assieme. Noi abbiamo un' elaborazione dovuta al fatto che siamo qui da diverso tempo, e i nostri amici musulmani hanno il vantaggio di essere tanti, quindi insieme possiamo anche rappresentare una massa critica che permette di ragionare. Ma la cosa più importante io direi che è questa: fino a un decennio fa, la unica grande diversità dentro questo paese, eravamo noi ebrei. Eravamo, come dire, una pallina bianca in mezzo a tante palline nere. Oggi l' Italia è piena di palline colorate, di tanti colori diversi, e allora questa diversità non è più un fatto strano ma è un fatto normale, e si capisce, questo è quello che dobbiamo fare assieme, si capisce che rappresentiamo differenze interessanti, importanti, e che possiamo dare un contributo. Direi che questa è la vera novità, la vera novità è che l' Italia politica, l' Italia sociale, l' Italia culturale ci abbia visto insieme, abbia anche visto che noi abbiamo voglia di stare assieme."
Jawad Khan, sempre riguardo agli eventuali progetti comuni.
"Beh, un' agenda possibile: prima di tutto, questo è un primo passo formale, perchè ci sono stati altri passi, come ci hanno ricordato, per cui il primo passo formale, il secondo passo formale, ovviamente, è la visita alla sinagoga, che ovviamente è ben accetta, per cui poi, di fatto, le cose quotidiane sono i temi da affrontare, come ha detto Victor. Perchè da lì, cioè quando la gente comune vede che ha un impatto positivo sulla vita quotidiana della gente normale nel paese, da lì che poi scattano le altre cose più grandi, diciamo. Se le cose principali, di fondo, non sono a posto, non c' è tempo, e magari voglia, di pensare a cose molto più grandi, forse anche importanti a livello internazionale, etc. Risolviamo prima i problemi quotidiani, combattiamo l' inopportunità, risolviamoli, perchè poi, alla fine, non sono problemi grossi. Basta la volontà, ma la volontà anche dalle parti delle istituzioni."
Abdallah Redouane, che ha raggiunto lo studio della diretta, riguardo al futuro del dialogo.
"Penso che questo incontro, molto importante nel senso che ha iniziato un percorso, e oggi con questa visita di solidarietà da parte della comunità ebraica di Roma al centro islamico culturale d' Italia, è una visita per noi che ha un significato importante, non soltanto per il presente ma anche per il futuro, nel senso che in questo centro culturale islamico d' Italia, abbiamo mandato questo messaggio, che è un luogo anche di incontro, un luogo dove si dialoga e un luogo che può anche procedere a tracciare le orme da seguire per il futuro."
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ALCUNE IMMAGINI DALLE DIRETTE
LA MOSCHEA DI ROMA

PARTICOLARI DEL MINARETO (A SX) E DELLA CUPOLA (A DX)
REDOUANE E DI SEGNI (A SX), DI SEGNI E SCIALOIA (A DX), ALL' ENTRATA DELLA MOSCHEA

PARTICOLARI DELL' INTERNO DELLA MOSCHEA (ALCUNI FRA I 99 NOMI DI ALLAH: A SX "AL-ALYY", L' ALTISSIMO, AL CENTRO "AL-GHAFUR", IL PERDONATORE, A DX "AL-SHAKUR", IL RICONOSCENTE)

SCIALOIA (DURANTE UNA BREVE INTRODUZIONE NELLA SALA DELLE CONFERENZE DELLA MOSCHEA) A SX, REDOUANE A DX

REDOUANE (A SX) E DI SEGNI (A DX), DURANTE I RISPETTIVI DISCORSI

LA SALA DELLE CONFERENZE (A SX) E IL MIHRAB (NICCHIA CHE INDICA LA DIREZIONE DELLA MECCA, VERSO LA QUALE CI SI DEVE RIVOLGERE PER PREGARE), A DX

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